30.9.12

Capitolo II - Tempi e strutture narrative


Il Capitolo II doveva essere il regalo di compleanno per il Negro. Perchè quel racconto, nato per cazzeggio, era destinato a rimanere, appunto, un cazzeggio. Però il Negro mi chiese di prolungarlo, di farlo diventare un romanzo. Purtroppo però la laurea specialistica è DIFFICILE, e questo post arriva solo ora. Cercherò di scrivere un capitolo al mese, d'ora in poi.
Mi sembra ovvio che con questo romanzo un giorno vincerò il Premio Nobel per la Letteratura che, d'altra parte, rifiuterò, perché gli unici premi Nobel sensati sono quelli scientifici. Mi ci pulisco il culo con un Nobel alla Letteratura o alla Pace.
Non ho la più pallida idea di dove si andrà a parare con la storia, sono il nuovo Dickens, però vi prometto che il finale non farà schifo come quello di Lost: un giorno riuscirò a sbrogliare la matassa. Quel che so è che mi piacerebbe farlo diventare un western-fantasy-porno, con qualche incursione nello sci-fi e almeno un paio di capitoli sugli zombie. Ah, i lupi mannari. Sottovalutati, i lupi mannari.

Il Capitolo II introduce Laura. Purtroppo lo scritto è andato perso da un crash di sistema, un crash devastante. Dovrò scriverlo di nuovo, nel frattempo questo è il nuovo Capitolo II, scritto mentre la Staccionata fa le prove ed io sono a casa che mi annoio; il vecchio Capitolo II, quello di Laura, diventerà il Capitolo IV. Unica regola fissa è che ogni capitolo verrà scritto in non più di due ore.

Il Capitolo I è QUI.
Piccolo riassunto del capitolo I: Marco ha 27 anni e si masturba mentre fa la cacca.

CAPITOLO II – Tempi e strutture narrative

'È come leccare il cazzo di tuo nonno' disse.

Erano piccoli; erano: bambini. Erano: due. Erano Marco e Luca. Marco: sette anni. Luca: quindici anni. Marco e Luca erano fratelli, partoriti dalla stessa dilatata vagina, inseminati dallo stesso input di carne, l'orgasmo proveniente dalla stessa uretra, lo stesso patrimonio genetico, lo stesso macchinario biosintetico. Erano: molto simili. Erano un delay uno dell'altro. Uno strano caso di time shifting. Lui: quindici anni, si sentiva grande, era piccolo. Lui: nove anni, si sentiva più piccolo, era piccolo. Ceteris paribus. Latinismi: se questa è cultura. Marco: capitolo uno. Quante mani nel mondo sono piene di sperma. Nessuno si lava le mani dopo una sega.
Marco e Luca erano a casa dei nonni. Erano: in cucina.

Lui e lui , il duomo e il Δuomo, erano seduti accanto dal lato lungo di un tavolo rettangolare bianco. Scarti di legno triturati e incollati e fissati e ricoperti di pannelli lucidi idrorepellenti in formaldeide: aldeide formica. Marco e Luca erano accomodati su sedili di legno senza spalliera e braccioli. Insomma: sgabelli. Luca arrivava con i suoi piedi nudi sul pavimento di mattonelle a chiave greca. Marco faceva penzolare le gambette, favorendo trombi. Deliziose tendine rosa. 
Certe parti sono così iconiche, stilizzate, quasi ideali perché corrispondono alla fantasia di qualcuno. Sono ricordi mediati dalla mente, fantasie belle e buone, episodi veri ritoccati, perciò devono essere altamente sublimati. Realistico ma un pò rigido, come tutte le elaborate fantasie.

Un lato corto del rettangolare tavolo bianco era a contatto con una parete azzurra della cucina. La cucina era grande e luminosa. Sulla parete, appeso: Cristo. Ai lati di Cristo: due ladroni speculari. Lewis Carroll era contemporaneo di Emil Fisher. Alice nel paese delle correlazioni stereochimiche tra monosaccaridi. Il Beta-L-Fucosio (6-deossi-Beta-L-Galattosio) delle meraviglie. Di fronte a Marco e Luca, in piedi: la nonna tagliava spesse fette di pane: morbido e profumato. La nonna: grassa, gambe: grasse, vene: varicose, valvole a nido di rondine spanate, accumuli di sangue. Vene perforanti. Una felpa nera dei TRBNGR. Sugli occhi: occhiali RAYBAN a goccia. La nonna faceva: la merenda. Prima fetta. Zac. Seconda fetta. Zac.
Poi: un rumore basso e caotico: un gorgoglio. Fourier si sarebbe sorpreso. Il tubo di un lavabo rumoreggiava a causa di uno sbilanciamento di pressione da qualche parte nella rete idrica. No. Un brontosauro qualche chilometro più in là richiamava una femmina da ingravidare. No. Il motore di una Ritmo 65 verde esalava l'ultima quantità di biossido di carbonio prima di collassare. No. Il rumore caotico era: il nonno. Il nonno sulla sedia a rotelle. Il nonno era grasso: no. Era gonfio. Medicine. Il nonno aveva il cancro alla prostata. Il medico aveva detto: cronicizzazione. Il cancro è: libertà. È la cellula che smette di fare solo quello che deve fare e comincia a fare tutto quello che sa fare, senza alcun criterio, in totale indipendenza. L'emancipazione della cellula. Cellulismo. La cellula cancerogena diventa: immortale. Anarchia.

E succeda quel che succeda.

Solo la nonna capiva quello che diceva il nonno. Il nonno puzzava: di vecchio e di malattia. Il nonno passava la sua vita seduto su una sedia a rotelle, puntata verso la porta finestra della cucina azzurra col Cristo appeso. Il nonno guardava forzato dalla porta finestra dando le spalle ai suoi giovani nipoti. E i giovani nipoti davano le spalle a lui, guardando desiderosi i generi alimentari sul tavolo bianco. La porta finestra dava su un piccolo giardino che dava su un cancello di alluminio sempre aperto che dava su una strada. Piano terra.
Il nonno indossava un pigiama che sembrava una tuta di pile. Il nonno indossava una tuta che sembrava un pigiama di pile. Era pelato.

Attendeva. Altro gorgoglio. Attendeva.

Seneca diceva che l'ozio è una virtù, io vi dico che la noia è un ottimo elettrostimolatore anale.
La nonna poggiò il coltello sul tavolo bianco. Il barattolo da 15 chili di NUTELLA aveva il coperchio bianco svitato. Nutella: odore. Per terra: una scatola di cartone con dentro ricordi da dimenticare. C'era scritto: FRAGILE. La nonna si avvicinò brontolando al marito brontolante. I nipoti si girarono a guardare, ruotando le natiche sugli sgabelli. Le gambe del nonno non si vedevano: erano ricoperte da cinque coperte coprenti e riscaldanti. Le coperte erano di vari colori, che tendevano al blu. Dalla coperta che copriva la coperta che copriva le gambe, fuoriusciva un tubicino trasparente in silicone; questo terminava in una sacca appesa sul perno della ruota destra. La sacca era ripiena per metà di piscio. L'altro estremo del tubo entrava nella cappella grigia del nonno e terminava nella vescica. Uretra. La nonna alzò un paio di coperte coprenti. Spesse coperte calde ripiegate su se stesse ma talmente lunghe che comunque sfioravano terra. Una coperta era bagnata di piscio. Il colore blu sembrava più blu. Nel blu dipinto di blu.
Il catetere tempo addietro si era bucato in un punto, si era piegato in maniera anomala e il cristallino era crepato, rompendosi. Il taglio era stato grossolanamente chiuso con del nastro adesivo bianco che però, ora: aveva ceduto. La nonna reincollò alla meno peggio il nastro ormai umido, poi tirò su tutte le coperte, armeggiò con i vestiari e prese in mano il cazzo moscio di suo marito. Controllò che non ci fossero perdite di piscio anche dal glande. Con due dita, pollice ed indice, comprimeva il rugoso glande grigio intubato. Unghie sporche. Glande sporco. Osservava il glande mentre il nonno attendeva: gorgoglio. Non c'erano perdite, non più del dovuto. Risistemò il tutto. Tornò al tavolo. I nipoti fecero da girasoli. In una gabbia, un pappagallo verde cagava su L'Avvenire. Sul frigorifero un foglio bianco con su scritto: 

LO SPAVENTO!
JHON LENNON È VIVO GESTISCE TAGADA' A RICCIONE
SI FA CHIAMARE: JIM NICOLETTI
SE GLI CHIEDI LE CANZONI DEI ROLLING STONES SPUTA

La vecchia prese una fetta di pane, le sue dita grasse e umide comprimevano morbida mollica bianca. Morbida e porosa mollica di pane. Il pane assorbì tutto. Assorbì il sudore, assorbì il piscio, assorbì cellule morte, assorbì i batteri presenti sul grande glande grigio salato. Riprese il coltello, lo infilò nel barattolo di vetro.

'È come leccare il cazzo di tuo nonno'
Questo Luca sussurrò nell'orecchio di Marco. D'un tratto fare merenda perse di molto da un punto di vista dell'aspettativa. La nonna udì e percepì sorrisi e sguardi d'intesa fra quei due piccoli bambini che erano usciti dalla vagina dilatata e sanguinante di quella donna che era uscita dalla sua vagina dilatata e sanguinante. La vagina nel parto. Quindici centimetri di dilatazione. Tre chili di carne. Un litro di sangue. Piscio. Merda. Il miracolo della vita. L'invidia del pene.

'Ti stai forse facendo giuoco dell'anzianità del padre di tua madre?' chiese la vecchia al piccolo più grande.

'Non oserei mai, madre di mia madre. Si soleva unicamente fare dell'ironia sulle poco adeguate usanze igienico sanitarie di cui si fa uso in codesta domus; mi si permetta, colei ha sicuramente il dono dell'esperienza conferitagli da decenni di vita superiori a quelli di me, ma trovo alquanto disdicevole la preparazione di cibarie con strumenti prensili evidentemente contaminati da urina di colore giallo paglierino, la cui provenienza è, inoltre, un uomo in evidente patologia cronica degenerativa' rispose solennemente Luca, ironico. Sfrontato, le mani aperte poggiate sul tavolo, il corpo che tendeva verso la vecchia. Giovane. Capelli: rasati. Occhi: azzurri.

Un istante dopo il coltello era ridisceso e tranciava di netto quattro dita della mano sinistra di Luca. Le falangine schioccarono quando si spezzarono: STACK. Si salvò il pollice. Il pollice tozzo ora era il dito più lungo. Poi il coltello schizzò di nuovo in aria, la punta cambiò direzione e si abbatté nuovamente. Questa volta la lama bucò il carpo della mano e si fece strada nel tavolo: Luca era stato crocifisso.
Marco fu: turbato. Luca esclamava: sorpresa.

'Oh perdincibacco! Dita rotolano. Cui prodest?' chiese l'amputato

'Giammai ti farai scherno dell'anzianità. Zuzzurellone.'

Tanto sangue denso colava dalle dita, a ritmo con il battito del cuore. Le piastrine si sentivano sopraffatte. La vecchia abbandonò la presa dal coltello, appoggiò entrambi i gomiti sul tavolo e intrecciò le dita dietro la nuca dell'impertinente impudente insolente irriguardoso sfacciato nipote. Con violenza fece sbattere dodici volte il viso del giovane sulla superficie bianca di legno rigido.

Uno.
Due.
CRAC.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
CRAC.

Il primo crac fu il setto nasale che si spezzava. I fosfeni rilevavano variazioni di potenziale dovute a correnti dell'ordine del microampere. Lampi di luce. Fuoriuscita di sangue e liquido giallastro dalle narici. Il secondo crac fu l'osso frontale del cranio. Sangue schizzava colava spruzzava e liquido cerebrospinale sui muri. Liquido cerebrospinale su Cristo. Liquido cerebrospinale su un ladrone: non più speculare. Entropia.
Ad ogni craniata sul tavolo Marco aveva fatto un passo indietro. Alla decima: toccava con la schiena la porta finestra. Il vecchio sulla sedia a rotelle guardava fuori, sul marciapiede, un pazzo molto decorativo. Marco guardò suo fratello che moriva, mentre scivolava dallo sgabello con la mano ancora inchiodata al tavolo. Sbrattava sangue. Poi alzò lo sguardo su sua nonna. Lei lo guardò. Si tirò su la felpa: mostrò a suo nipote i suoi enormi cadenti seni vuoti. Questo era un flashback. Marco si ritrovò sul letto, seduto, la schiena compressa sulla parete. Calor. Dolor. Rubor. Tumor. Functio lesa dei gomiti. Functio lesa delle spalle. I piedi scavavano e scivolavano sulle coperte bagnate di sudore e sperma e poco sangue tentando di allontanarsi il più possibile dalla fonte di pericolo. Uomo sconosciuto alto pallido calvo al buio. L'ipotalamo mandava segnale: caso di emergenza. Le corde vocali: disabilitate. Le pupille si dilatarono cercando di raccogliere quanti più fotoni possibili. Il nervo ottico amplificava segnali infinitesimi. Il riverbero della lampada alterava la visione. Rumore bianco: elettroni. Frequenza di rete: 50 Hz. L'uomo alto in penombra. I timpani si rilassarono per accogliere le basse frequenze. I reni scagazzarono adrenalina e noradrenalina. Il cuore pompava sangue e ossigeno. Calore metabolico. Percezione fittizia di freddo. Pelle d'oca. Urina. Il pene flaccido, dapprima abbracciato ad un testicolo, ruotò verso la pancia. Urina schizzava. Piscio zampillava. Marco si innaffiò il ventre. Quando la pressione del gettito diminuì, il pene tornò mogio mogio ad accoccolarsi su un testicolo, minuto.
Nel frattempo: Maurizio Costanzo non aveva notato l'uomo sconosciuto pelato alto innaturale. Maurizio Costanzo si era voltato verso destra, verso il buio, rallentava il battito del cuore dopo l'orgasmo, dopo il sesso anale, la stimolazione prostatica: il pene gli puzzava di merda. Maurizio offriva il suo enorme deretano peloso alla luce. Maurizio non vide il pericolo. Maurizio percepì il pericolo. Sensazioni. Maurizio Costanzo si cagò sotto dalla paura. Due volte. La prima da un punto di vista metaforico. La seconda da un punto di vista letterale. Tra le due cagate, Maurizio morì, ritirandosi in posizione fetale. Un fiume di merda liquida scoppiettò dal suo culo, colorando un arcobaleno marrone sulle lenzuola verdi. Il cuore fratturato.

Lo spavent, o assolut, o fu tale che persino la punteggiatura arretrò di un caratter.
E

[Continua]

17.6.11

Capitolo I

Cazzeggiavo su Internet e ho trovato un concorso di letteratura. Bastava inviare roba tipo poesie o racconti brevi. Quindi mi sono detto: ora scrivo qualcosa e la invio, tanto vinco sicuro.


Capitolo I

Marco aveva 27 anni. Carattere: spento. Occhi: verdi. Capelli: pochi. Ogni 15 agosto comprava una lametta e si rasava completamente, dalla barba all’inguine, le sopracciglia e le gambe, l’ano. Poi lasciava crescere il tutto nell’attesa di un nuovo Ferragosto. Ogni anno aveva sempre più peli. Adorava i peli, e la barba: folta. Il pelo simboleggia l’uomo primitivo, l’uomo ignorante. Licantropia: irsutismo.

Marco lavorava: stancamente. Lavorava ad un banco pesce di un supermercato. L’odore del pesce gli ricordava: la vagina. Marco aveva gli anni di cui sopra. Marco si era lasciato con la sua fidanzata dopo 4 anni, ne aveva 23. Da 4 anni Marco non aveva relazioni con femmine. Scopava: poco. Bugia. Scopava: no. Si masturbava: parecchio. Era diventato bravo. Si masturbava mentre faceva la cacca. Faceva la cacca: una volta a settimana, per generare stronzi duri e lunghi. Controllava la velocità, la pressione, l’attrito della mano ed eiaculava quando la cacca era uscita solo per metà. Nel momento dell’amplesso l’ano si richiudeva e la cacca rientrava nello sfintere, lo penetrava. A volte la cacca si spezzava a metà, e lui era arrabbiato con se stesso. Splosh. La merda: sozza e scapigliata, la puttana. La merda: Scheiße.

Un giorno d’estate Marco tornava dal lavoro, erano le 16. Ai lati della strada: fossi sporchi, erba sui cigli. Il tragitto da supermercato a casa: 1,6 chilometri. A piedi: 15 minuti. In automobile: dato non pervenuto. A metà tragitto la sua attenzione venne rapita da un grande bar con all’esterno tavolini in acciaio colorato di nero, che impedivano ai passanti di passeggiare sul marciapiede. Decise di alterare la sua routine quotidiana, e inoltrarsi, per pochi minuti, nel normale.

Entrò. C’era un enorme frigorifero sulla sinistra. Davanti a lui uno stereotipo vivente di 17 anni comprava delle sigarette. Aprì il frigorifero. Prese: un gelato. Alla cassa c’era una vecchia. Prese: un magnum al pistacchio. Pagò: 2 euro e 50 centesimi. Pensò: Mortacci vostra.

Uscì. Arrotolò lo scontrino e lo lanciò per terra. Si sedette presso uno di quei tavolini. Ombrelloni decentrati a braccio laterale. Insomma: piccoli gazebi. Dunque: ombra. A un metro e mezzo da lui c’era una donna, 35 anni, capelli biondi, tailleur: scopabilissima. Cominciò a mangiare il gelato. La donna parlava: al cellulare, Marco sentiva: non ascoltava. Lei diceva: cose da femmine. Rumore di fondo.

‘Yn pevggbtensvn genggn qryyr fpevggher anfpbfgr? Fvtavsvpngb rgvzbybtvpb qryyn cnebyn biireb qrv zrgbqv cre eraqrer ha zrffnttvb bsshfpngb va zbqb qn aba rffrer pbzcerafvovyr n crefbar aba nhgbevmmngr n yrttreyb. Yn cnebyn questa pevggbtensvn qrevin qnyyn cnebyn terpn xelcgóf pur fvtavsvpn anfpbfgb r qnyyn cnebyn terpn teácurva pur fvtavsvpn fpevirer. Yn pevggbtensvn è yn pbagebcnegr qryyn pevggbnanyvfv rq nffvrzr sbeznab yn pevggbybtvn! Ro cosa kvmv sz ulinz xrormwirxz; rm vhhl hr klhhlml rmwrerwfziv fmz kzigv oryviz, xsv ervmv rnkrvtzgz mvooz xlkfoz, vw fmz kzigv urhhz kvirmvzov, wvggz zmxsv izwrxv wvo kvmv. Hs è fm xltorlmv. Oz kzigv oryviz hr davvero wrhgrmtfv, z hfz elogz, rm xlikl wvo kvmv v tozmwv, fm rmtilhhznvmgl wzooz ulinz gilmxl-xlmrxz hrgfzgl zooz hfz vhgivnrgà v xsv kligz zoo'zkrxv o'lirurarl vhgviml wvoo'fivgiz. Nlogr criptata zwlovhxvmgr gvnlml xsv ro olil kvmv mlm hrz zyyzhgzmaz tizmwv v hrz rmzwvtfzgl zo xlnkrnvmgl wr zggr hvhhfzor’

‘Mi scusi’ un cameriere.

Marco lo guardò, sorpreso: imbarazzo. Il gelato in bocca.

‘Se non è qui per consumare un pasto non può sedersi ai tavoli. Ma può sedersi dentro, grazie’

Marco rientrò. Un pezzetto di cioccolato gli aveva macchiato la maglietta. Se ne accorgerà tre giorni dopo. Un altro stereotipo vivente comprava sigarette. La vecchia non c’era più: forse era morta. Si sedette su uno sgabello, di fronte al bancone. Era fresco. Il bancone era ripieno di foglietti pubblicitari e riviste di moda oppure di sport oppure quotidiani beceri che parlano di gossip e stronzate. Tra questi: La Repubblica.

Cominciò a sfogliarlo: NOIA. Il batterio killer nella soia. Bambino si taglia la mano con una cesoia. Tutti al mare con gioia. Muratore cade da una sequoia. Cosa fare se il pc ha un trojan. Berlusconi è un boia, che muoia. Il nucleare causa paranoia. Il Principe di Savoia va a Pistoia. Francesco Totti scivola su della salamoia e si spacca l’anca a Pretoria .

Scoprì che le ultime pagine erano le più interessanti: annunci.

Animali di qualsiasi tipo, ve li uccido anche a gratis. -Astrochiromante diplomata con corso di formazione della Regione Campania predice futuro o effettua pulizie delle scale a prezzi interessanti. -Bocchini tiransi, prezzi modici, anche pesci sporchi. -Bambini da crescere o già cresciuti, provenienti da tutto il mondo vendesi. No documenti. -Circolo ricreativo cedesi causa autobomba. -Film dove si vede Topolino che caca vendo al migliore offerente. -Mannaggia la Madonna ho perso il cane nuovo, fresco comprato! Se lo trovate portatemelo che vi ricompenso a soldi, mannaggia Gesù Cristo, mannaggia! No cani somiglianti! -Zorro, vestito di carnevale con spada e tutto, un poco scassato in culo, vendo. -Erotic tours organizza la tua vacanza proibita a partire da euro 50. Marocco, Algeria, Nigeria, Foce Sele, Zona Industriale (Salerno), Scalo Stazione Centrale (Catanzaro), Scuole materne parificate, Containers, Ospedali disabili.

In un minutaggio di fatto infinitesimale produsse una idea centrale e cardinale da attuare: pubblicare un annuncio. Le istruzioni nella parte bassa della quarta di copertina dicevano che andava compilato il bollettino allegato: in tutte le sue parti. Il bollettino andava spedito via posta: la redazione non è responsabile sulla non veridicità degli annunci. In ogni caso contiamo sulla vostra buona fede. Strappò la pagina del quotidiano.

Tornò nel suo appartamento, correndo. Erano anni che non correva. Da giovane praticava lo sport: il basket. Ricordava le mani che si allungano verso terra, per prendere uno di quei palloni arancioni. Mi sembra di sentirlo ancora, mentre lo tasto e lo rigiro.

95 metri quadrati calpestabili, 3 stanze, un bagno. Parte una descrizione accuratissima dell’abitazione, perché adoro la prolissità di fondo dei romanzi ottocenteschi. Doom. Retorica aumenta.

Il portone d’ingresso, in legno massello e decorazioni scadenti, dava su un corridoio di sei metri in lunghezza, senza finestre, vuoto; terminava con una parete sulla quale era affisso un enorme specchio leggermente convesso che distorceva le immagini quel poco da renderle fastidiosamente divergenti e più grasse del reale. Dal corridoio si diramavano quattro stanze, due per lato. Quattro lampadine, a distanza di meno di due metri l’una dall’altra, senza plafoniere, pendevano da fili troppo lunghi e garantivano una illuminazione scadente e artificiale; erano praticamente sempre accese. Tra le due porte sul lato sinistro, appeso alla meno peggio su un muro bianco a buccia d’arancia, la riproduzione di un quadro di Krzysztof Iwin.

La prima porta sulla sinistra dava su un salottino di 6 metri quadrati. Un enorme divano in finta pelle rossa contrastava con il colore delle pareti, giallo sborra, e con altre due piccole poltrone di colore verde, poste intorno ad un tavolinetto in vetro con sopra sbobba di provenienza indiana. Un enorme finestra, con persiana in legno colore verde, dava su una strada parecchio trafficata e poco incline al silenzio. Sulla parete destra era incassata una enorme libreria stracolma di volumi che non venivano sfogliati da anni e il cui contributo nell’Universo era di tipo estetico e di assorbitori di umidità, dando alla stanza il caratteristico odore dei libri ammuffiti. Nonostante vivesse in casa da solo, Marco nascondeva notevoli quantità di materiale pornografico, nei diversi formati cartecei e digitali, dietro i sei volumi con tutte le opere di E. A. Poe, con testo originale a fronte. Sulla stessa parete da cui si era ricavata l’entrata, c’erano un televisore 25 pollici a tubo catodico, un lettore dvd e un videoregistratore, accuratamente disposti sui vari vani di un mobiletto Ikea, apoteosi dell’offesa all’architettura degli interni.

La seconda porta sulla sinistra era il bagno, illuminato da una piccola finestra che dava sulla strada del disturbo e una lampada a fluorescenza blu NARVA, che con la sua luce artificiale e fredda aumentava il senso di pulizia sempre richiesto in quei luoghi in cui ci si cura della propria igiene personale. Vasca, cesso e bidet si trovavano allineati sulla sinistra, la parete destra era occupata da una lavatrice, un lavandino con specchio incorporato e un mobiletto a due ante. In alto a sinistra un adesivo dei Cannibal Corpse. Nel mobiletto erano conservati enormi quantità di spazzolini e asciugamani. Marco non lasciava mai questi oggetti all’aria nel bagno, perché temeva l’avvento di batteri. Dopo aver cagato nel cesso, pensava Marco, nell’atto dello scaricare, le molecole di acqua, piscio e merda volteggiano nell’aria e buona è la probabilità che queste si depongano sullo strumento che utilizzava per lavarsi i denti; meglio evitare. Sopra lo stipite della porta, con una sicura scritta a pennarello nero, la frase: Unde malum?

La seconda porta sulla destra, subito dopo il quadro, dava nella camera da letto. La parete di fronte all’entrata era caratterizzata da una enorme porta finestra con balcone. Sul balcone: uno stendi panni. Il balcone offriva la visione di un vicolo buio, poco rassicurante ma silenzioso. Tra questa parete e quella di fronte al letto, nell’angolo, c’era una sedia a dondolo in legno, unico oggetto di valore della sua casa, anche se Marco non lo sapeva. Il letto era enorme, a tre piazze, quattro cuscini in linea non lo coprivano in lunghezza. Le lenzuola, sempre pulite, venivano cambiate ogni due settimane, ora verdi ora blu ora rosse ora bianche. Ai lati del letto, due piccoli comodini sui quali c’erano delle lampade e bottiglie d’acqua da un litro e mezzo sempre piene. Abituato a dormire dalla parte sinistra, in un cassetto del comodino da questo lato c’erano una ventina di calzini utilizzati per ripulirsi dallo sperma dovuto alle costanti e frequenti seghe notturne, unico rimedio rigorosamente valido per favorire il sonno. La parete di fronte al letto era nascosta da un enorme armadio contenente il vestiario. La parete del lato sinistro del letto era spoglia. La stanza non aveva lampadari sul soffitto.

L’ultima stanza era la cucina, da immaginare secondo coscienza dal lettore, ma conteneva, tra le altre cose: un tagliaerba, un frigorifero, 15 metri di fil di ferro arrotolato, un telefono, una pecora imbalsamata, tre sedili di automobile, una cartonato a colori di Elvis Presley a dimensione naturale e un pacchetto di liquirizie.

Marco entrò in casa, lanciò le chiavi sul divano rosso, si spogliò nudo lasciando i vestiti a terra in corridoio; si ricordò di accarezzare il quadro, sua piccola abitudine quotidiana, ed entrò in cucina. Prese la penna blu che se ne stava su uno dei sedili e si sedette sulla pecora imbalsamata. Cominciò a scrivere:

‘Ragazzo di anni 27 cerca persona con cui passare una serata all’insegna di giochi erotici fantasticati da assimilazione di metilendiossimetamfetamina. No donne, no transessuali, no bambini. Disponibilità a vedersi in casa mia. Chiamare 3482345687 ore pasti o notte’

Non gli piaceva. Ne scrisse altri. Alla fine il prescelto fu questo:

‘Giovane 27enne cerca persona con cui fare smaialate, drogarsi, guardare Blob su Rai tre e bere alcolici; non necessariamente in quest’ordine. Disponibilità in casa propria. No donne, no bambini. Chiamare 3482345687 in tardissima notte. Sono balbuziente’

La mattina dopo spedì l’annuncio, che venne pubblicato la settimana successiva, per terzo, subito prima di vendesi cane pastore tedesco con cancro alle ossa, ancora vivo.

Passarono sei mesi.

Circa.

Una notte, tardissimo, ovvero una mattina, prestissimo, Marco dormiva: squillò il telefono. Al quarto squillo si svegliò, al decimo arrivò in cucina. Una filobattiatana timida erezione dentro le mutandine bianche. Il correttore automatico di Word è sinonimo dei tempi bui in cui viviamo. Si sedette su uno dei sedili accanto al tavolo e prese la cornetta, il delinquente del rock and roll se ne fotteva altamente di tutto e tutti. Elvis era un eroe per molti ma non ha mai significato un cazzo per me, era un fottuto razzista. Puro e semplice cantò Marco, a mente, in inglese.

Marco era convinto fosse la Polizia, e che il cadavere di suo fratello fosse stato ritrovato: no. C’era un uomo che ansimava al telefono, si stava masturbando: era evidente.

‘La chiamo per l’annuncio’ disse

‘Posso masturbarmi finanche io miegħek?’ chiese Marco

‘Come il formaggio sopra i maccheroni’ acconsentì l’uomo

Vennero: rapidamente. Poi: parlarono di incontri al buio. Il prossimo sabato l’uomo misterioso sarebbe andato a casa di Marco, alle ore: 18.

Arrivò il sabato. Alle ore undici e venticinque Marco uscì di casa per andare a fare spesa in un supermercato: non quello in cui lavorava. Comprò un vero e proprio monumento alla condizione di precarietà ed indigenza che caratterizza la sua generazione: due casse di Peroni da 66 cl, uno spumantone di Todis a soli 2,45 euro e tre bottiglie di bianco Gotto d’Oro, versione popolare del Tavernello, a metà tra l’aceto di vino e la Super senza Piombo.

Poi tornò nella sua abitazione e sedette sul divano per le successive cinque ore.

Alle 17 e 55 bussarono alla porta. La porta non aveva uno spioncino ed è per questo che durante la telefonata i due si erano scambiati una parola d’ordine. Marco accese le luci del corridoio e si pronunciò:

‘Cosa ne pensi della via ermeneutica di Dietrich Bonhoeffer?’

‘Ma che cazzo stai a dì?!’

Era il postino. Consegnò: pubblicità, una bolletta, altra pubblicità.

Alle 18 e 23 bussarono alla porta.

‘Cosa ne pensi della via ermeneutica di Dietrich Bonhoeffer?’

‘Ma che cazzo stai dicendo?!’

Era lui: era il suo uomo. La risposta era corretta.

Allungò la mano verso la maniglia, la girò: aprì. Il suo uomo era nella penombra; in quei pochi secondi necessari a far abituare i suoi occhi al buio Marco passò dal generale al particolare: era basso, era grasso, aveva sui settant’anni, pochi capelli evidentemente tinti, un costoso ed elegante vestito da sera, baffi, occhiaie, un viso simpatico e positivo, sorridente: l’uomo era Maurizio Costanzo.

Maurizio Costanzo.

Ancora non era passata la reazione iniziale di sorpresa che Maurizio, in un elegantissimo gessato grigio, era balzato all’interno dell’abitazione e aveva cominciato a baciargli il collo, e a leccargli il lobo di un orecchio, spingendolo più volte contro il muro. Marco sentiva il prurito dei suoi baffi sulla pelle, e non lo respingeva. Maurizio lo baciò: sulle labbra. Marco aprì la bocca e loro lingue si intrecciarono, si leccarono le guance la fronte i capelli il naso. Maurizio era veramente grasso. Marco lo prese per mano e lo portò in camera da letto: era buia. Cominciarono a spogliarsi mentre percorrevano il corridoio e si distesero sul letto con indosso solo i calzini.

Marco invitò l’obeso a prendergli il cazzo in mano, Maurizio lo prese, lo sentii ingrossarsi, crescendo si scappellò, aveva una cappella grossa e lucida, si inginocchiò davanti a lui e lo prese in bocca, gli fece un pompino e quando venne si fece sborrare in bocca ingoiando tutto, poi lo leccò bello pulito. Lo accarezzò con i baffi.

‘Voglio scoparti nel culo adolescenziale’ disse Maurizio Costanzo

‘In culo può far male’

‘Ma eviteremmo una progenie infernale’

‘Ma non ho ovaie, sarebbe anormale’

'Orgoglio mortificato accidentale'

'Acconsento suvvia, il tuo batuffolo peloso è minimale'

Marco si girò e si appoggiò con le mani contro il muro mentre Maurizio lo inumidiva ficcandogli prima una e poi due dita nel culo, poi cercò di spingergli il pene dentro. Al terzo tentativo lo sentii entrare dentro, con un paio di colpi entrò tutto. I coglioni di Marco battevano contro i piccoli coglioni di Maurizio.

Poi Maurizio venne: emise un suono grave e terrificante come il rumore di un tuono, e si stese sul letto, ansimante. Anche Marco si stese: sentiva un bel pò di bruciore al culo, ma era contento e di nuovo eccitato. Avvertiva lo sperma che gli fuoriusciva dall’ano. Allungò una mano verso il comodino di sinistra e cercò a tastoni l’interruttore della lampada, la stanza era pressocchè buia. Accese la lampada.

Nell’angolo più lontano, nella semioscurità, dietro la sedia a dondolo, Marco notò all’improvviso la figura di un uomo che li stava osservando: immobile, surreale, altissimo, magro, scavato, spento e calvo. Aveva una valigetta in mano.

La filosofia dell’amore è un accumulo di postilledisse l'uomo.


[continua]



 

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