2.5.13

E' ufficiale: la Russia con gli Xe-none uccide il METAL. Rammstein pronti all'invasione. 'Stavolta ci portiamo le stufette elettriche e roba per fare il caldo' dice Till Lindemann



'Ho fatto di tutto per salvare il metal, ma di fronte a questo non so più che fare' - Phil Anselmo

'Il tastierista con la maglietta dei Dimmu Borgir, mannaggia la madonna!' - Fenriz

'Lei me la scoperei' - Ozzy Osburne

'Potremmo sostituire l'intero Girone della Merda con questo video' - Pierpaolo Pasolini

'E' come pulirsi il culo con la merda' - Roberto Saviano

'Comunque il più testa di cazzo resto io' - Stefano Tagliatesta

'Comunque la merda' - Aristofane

'In medias res, il mondo della musica è mero espediente narrativo: le maschere teatrali, gli enormi seni, gli ancheggiamenti, stemperando la policromia veristica della psiche, assurgono a emblemi della condizione umana tout court. Potenziano, semplificando. Questa canzone è l’allegoria del percorso formativo di ciascuno, in forma di dialettica triadica, sulla scorta della lezione hegeliana. No, non trattasi di onanismo nominalistico: lei  (la formosa cantante, l’illibatezza e la probità, l’infante rousseauiano) si confronta con un insorgente metallaro che fa growl scadente, suo alter ego, inveramento di effrenatezza, empietà maliarda, in una parola sensualità (concezione un poco oleografica, invero). Tesi e antitesi. Lei è soverchiata dall’erompere del suo intimo corrispettivo singer (fisicamente!), è repentinamente sbalzata sul palco delle sue pulsioni (autolesionistiche, omoerotiche, narcisistiche, prevaricatrici), incidentalmente anche proscenio teatrale. Il climax del video sta precisamente nella sua lotta per padroneggiare, incorporandolo, il lato omosessuale della personalità del tastierista scemotto. L’oramai irriducibile coacervo energetico e pulsionale imbrigliato e canalizzato nella forma apollinea, graziosa, serafica de lei. Magnificamente fotografato, questo video è la versione onirica e visionaria, manieristica e parossistica dell’altrimenti trita esperienza dell’uomo comune.' - Gabriele D'Annunzio

'Vorrei masturbarmi fino a che non mi viene il cazzo abbastanza duro da poterci infilare cocci di bottiglia tutto attorno e venire mentre sanguino' - Il Masticatore


10.2.12

VENTI ANNI FA il Guercio entrava e sputava fuori la novità

Io Hanno ucciso l'uomo ragno la facevo quando suonavo la tastiera da bambino. Ce l'ho su un libro chiamato 1992 - Tutti i successi. Odiavo suonare, ma i miei pretendevano. Doveva essere un pianoforte ma noi, sapete, siamo abbastanza poveri, quindi i miei si buttarono su una pianola Roland. Veniva questa signora a casa con un profumo allucinante, quando arrivava tutta la casa puzzava del suo profumo per ore. Ancora oggi quel profumo mi è rimasto impresso nel cervello, qualche notte lo sento ancora.
Quello fu il periodo in cui cascai di faccia da un albero e mi spaccai la fronte. Non mi ricordo un cazzo. Ricordo l'albero, ricordo io che cado, e poi l'ospedale. Ricordo che la mia insegnante di pianoforte per poveri guardò la cicatrice sulla fronte e disse a mio padre che avrebbe potuto provare un trattamento laser, che il figlio di una che conosceva si era tagliato sul collo e con il laser la cicatrice non si vedeva più.
Farsi quel trattamento laser sulla fronte fu una delle cose più dolorose della mia vita, erano come aghi infilzati nel cranio e il dottore che ogni tanto mi passava ghiaccio artificiale e mi diceva quasi finito, resisti.
Ora la cicatrice non si vede quasi più, sembra molto più piccola.
Mia madre dice che quando andò in giardino e vide suo figlio sotto l'albero accasciato come un morto e la faccia piena di sangue si spaventò un bel pò.

In quel periodo mi si avvicinò Laura, erano le medie, e mi disse che Valentina si era innamorata di me. Valentina aveva le tette grandi, ma proprio grandi, le altre ancora non ce le avevano o ce ne avevano poche; lei si vergognava e si metteva enormi maglioni di lana. Siamo stati fidanzati due mesi. Uno stress continuo. Un regalo a settimana, pretendeva.

Io la cassetta di Hanno ucciso l'uomo ragno me la comprai da un magrebino in gita a Roma. All'epoca i magrebini per strada vendevano le cassettine copiate, di solito tutto l'album stava su un solo lato. I cd non esistevano. Io avevo il lettore cassette portatile Philips che andava solo avanti veloce, non dietro veloce, quindi ogni volta dovevo girare la cassetta. Poi si ruppe anche l'avanti veloce, e allora andavo girando sempre con una penna in tasca.
Comprai dal magrebino Hanno ucciso l'uomo ragno e It.Pop di Alex Britti. Convinto, assolutamente convinto, che Solo una volta (o tutta la vita) fosse la canzone più bella mai scritta sulla Terra.

Hanno ucciso l'uomo ragno è madeleine proustiana all’ennesima potenza, generatore di nostalgia di un’era aurea in cui eravamo tutti più giovani e felici e che ormai esiste solo nella nostra mente. Hanno ucciso l'uomo ragno è il ritrovamento del tempo perduto, del ricordo, della rievocazione malinconica del passato. Hanno ucciso l'uomo ragno è quando ancora credi a Babbo Natale, e quando non ci credi più il Natale diventa natale. Hanno ucciso l'uomo ragno è Peter Pan. A questo punto potrei raccontarvi della mia teoria abbacinante che vuole i Blind Guardian come i Peter Pan dell'heavy metal, ma non mi va.

L'ultima canzone di Hanno ucciso l'uomo ragno è Lasciati toccare, capolavoro dello stupro. Il brano parte con una texture di archi sintetici, butta dentro un ritmo che sta a metà tra afro ed hip hop e campiona i gemiti di una ragazza che sta venendo.

 

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