27.2.13

Prosopopea e presupponenza


Introduzione: mi connetto, apro questo merdaio e mi ritrovo la bacheca letteralmente invasa da stati di gente intristita, che dispensa verità assolute da oracolo e ipotetiche nonché sicure soluzioni. Dico io, oh, ma che cazzo volete? Tutti intenti a condividere le vostre foto fighissime su questo merdaio o tutti i dettagli delle vostre patetiche esistenze e poi, tra una fotina e l'altra, ad un certo punto, vi sentite paladini della mia sacca scrotale e dispensate perle di saggezza. Ma chi cazzo siete? Questo è un paese morto da decenni e non saranno le vostre puttanate populiste o i vostri eroi di cartone a salvarlo. E voi siete parte integrante di questo merdume. Sì, proprio voi, con tutte le soluzioni in tasca. Voi, sì, che avete votato i salvatori della mia cappella. E anche voi che non avete votato, salvo poi venire in questo merdaio virtuale ad insegnare al mondo come vivere. Non siete merda, né cioccolata. Siete semplicemente lo specchio di questo paese finito da una vita: il nulla più assoluto. Questo siete e questo resterete sino alla fine dei vostri giorni, nonostante tutti i preziosi link salvavita che condividete, nonostante le fotine col bicchiere in mano, coi tatuaggi nuovi, con le tettone in mostra o in compagnia di persone troppo giuste. Siete troppo impegnati a saturarvi di sborra la vostra vita infame e vuota, talmente vuota che rimbomba. E allora daje di sborra, ma il vuoto lo sentite uguale. Non siete un cazzo. Siete il nulla. Siete statistica. Siete un peso. Siete animali da compagnia. Alzatevi da quella cazzo di sedia, guardatevi allo specchio, pensate a chi/cosa siete e datevi l'ovvia risposta: sono ciò che faccio, cioè il nulla più assoluto. E una volta fatto questo, visto che di fare la scelta giusta - cioè suicidarvi - proprio non volete saperne, fatevi qualche fotina figa da far commentare agli amici, ficcatevi una mano nel culo o fate il cazzo che volete, purché smettiate di lamentarvi, ché siete ancora più penosi del solito. Sedetevi e aspettate, aspettate e ancora aspettate il prossimo padrone che vi butti gli avanzi. E fatelo in silenzio, ché avete rotto il cazzo.




Da oggi aggiorno ogni tre giorni. Tornate a me, figli miei. Non ho scritto niente ultimamente perchè è uscito il nuovo, magnifico, fantasmagorico, disco di Franco Battiato.


Quando metti su Apriti Sesamo sembra più o meno tutta la musica di cui hai bisogno: pop coltissimo ben fatto e ben ragionato e senza una nota fuori posto, è bello anche che qualcuno i dischi li faccia con criterio. La musica tira da ogni parte possibile: ci sono gli archi, ci sono accenti più pesanti, ci sono le canzoni, fa stare bene, gli arrangiamenti sono ricchi enormi, non c’è una nota fuori posto. Verso la traccia quattro cominci a soffrire perchè da un lato vuoi ascoltartelo tutto, dall'altro vuoi già ricominciare per risentirtelo da capo. Ed è da questo concetto che poi dal disco non riesci a uscirne e lo ascolti ininterrottamente per mesi.

A impressionare più di tutto il fatto che questa musica arrivi dalla testa di uno con decenni di carriera e decine di uscite alle spalle, comunque ancora in grado di partorire dischi che sembrano incisi dopodomani, pisciare addosso a chiunque. Che gli dèi lo conservino.

Che poi Franco questo disco neanche lo voleva fare, non gliene frega più un cazzo della musica. Ma lo avete visto ai concerti? La prima mezz'ora se ne sta lì, sul palco, a guardare il pubblico completamente a disagio e fuori luogo, con un'espressione da ma non lo vedi che non voglio stare qui? Voglio stare a casa mia, da solo, a giocare alla Playstation 2.
Solo che a un certo punto arriva la telefonata dal produttore della Sony, che io immagino essere una specie di Mario Brega,

'Pronto?'
'Ah Franco, sò Mario, quello della Soni miusic! Ah Franco, qua te stamò a pagà e te sò sette anni che non fai 'n cazzo!'
'Ah, allora oggi pomeriggio mi ci metto e riarrangio qualche vecchio brano'
'Ah Franco ma me stai a cojonà! L'hai già fatto Franco mortacci tua!'
'Faccio un disco di cover'
'Ah Franco, ah Francoooo, AH FRANCOOOOO! Mortacci tua ne hai già fatti tre di dischi de cover! Fleuers uno, Fleuers due e Fleuers bucio de culo! Ah Franco nun me fa encazzà per dio, tu devi da fa er disco de inediti Francooo!'
'Va bene, datemi sei mesi'
'Ah Francooooo, c'hai avuto sette anni mortacci tua! Sto disco deve da uscì a Natale, m'hai capito? Chè i dischi se vendono solo a Natale mannaggia dio!'
'Ma mi ci vogliono due mesi solo per dipingere la copertina'
'Ma chi se l'incula la copertina Franco! Abbi fede ce mettiamo tutta na robba de colori alla cazzo de cane tipo arcobaleno! Fidate Franco, la gente apprezza, è regolare! Me raccomanno eh, ce sentimo, bella lì e salutame coso lì, come cazzo se chiama, er vecchio, Sgallombro'

E così:
Colori alla cazzo


Ma commentiamo un paio di frasi con cui i pervertiti sessuali arrivano qui sopra:

sei un frocio
Allora:
1) Rivedo abbastanza spesso il film (500) giorni insieme perchè Zooey Deschanel è bellissima e, durante la visione, mi ritrovo con i lacrimoni.
2) Non ho mai negato la mia passione per Lady Gaga, che considero una Artista completa. Attendo con ansia, ed aspettative relativamente alte, il terzo disco ed il suo ingresso nel Cinema in Machete Kills.
3) Mi piace la musica emo italiana, soprattutto quando parla di ammmore.
4) Tra i miei romanzi preferiti in assoluto spiccano in posizioni elevatissime Orgoglio e pregiudizio e Cime tempestose.
5) Ho una maglietta a righine rosa e viola sopra la quale metto una tshirt viola e argento con disegnato Silver Surfer.
6) Ho guardato tutte le serie ed i film di Sex and the city, ridendo come una birichina alle battute di Samantha.



Ma ora fatemi dire una cosa su Sex and the City. Tantissime donne ne parlano come di un telefilm per donne. Un telefilm femminista. Ecco, sì, insomma, ci vuole demenza. C’è da essere oggettivamente cretine. Un gruppetto di donne con quattro neuroni a testa che vengono ridotte al trinomio tacchi alti/ pompini/ vibratori. 
Questo è il femminismo? Questa è la vostra vittoria?  Vi siete prese la minigonna e la libertà di darla in giro con meno sensi di colpa, ma anche la ceretta brasiliana e l’implosione della virilità in una bolla di proto-maschi effemminati, terrorizzati dalle donne cosiddette emancipate.  Siete evolute dalla condizione di angeli del focolare e, sotto una spossante e costante sollecitazione alla perfezione personale e sociale, vi siete trasformate in flagelli del demonio: incazzate, nevrotiche, acide, impegnatissime, ciniche, stronzamente complicate e, nei casi migliori, sole, con una sindrome premestruale che arriva a durare 20 giorni al mese e che può essere sfogata al massimo piangendo.
Da casalinghe siete diventate DIVORATRICI DI SCROTI SOTTO SALE.
E sia ben chiaro, care donne, che non è dicendo la parola pompino o parlando apertamente di sesso o dando il culo che dimostrate la vostra parità. La donna, qualunque cosa faccia o dica, anche che solo alzi un sopracciglio, scatena pulsioni – in noi masculi sensibili – che vanno al di là della semplice lettura del gesto di interprete. Ogni gesto della donna non finisce mai lì, ma scatena – nel masculo sopraddetto – il pensiero che possa essere il gesto di una ninfomane, a prescindere dal significato narrativo di esso. In quanto noi – masculi sensibili – vi vogliamo tali e solo così vi vogliamo trasporre. Quindi: VOI DONNE SIETE TUTTE PUTTANE, e basta. Non se ne esce. Potete fare dire non fare non dire quello che volete, ma puttane siete, e puttane rimarrete.

7.11.12

Capitolo III - Cambi di prospettiva

Stavo pensando che, in vita, spessissimo capita di incontrare degli omonimi. A meno che non ti chiami Pomponio, si intende. O Pompilio, o Zavorra, o Torquato, o Coppini. Però, di solito, succede. E allora perchè, nei film o nei romanzi, non ci sono praticamente mai degli omonimi? Quindi ho pensato che nel mio romanzo, a meno di impossibilità, tutti i personaggi maschi si chiameranno Marco. Non specificherò chi è chi. Un giorno Marco ucciderà Marco, e il lettore non saprà mai chi Marco ucciderà chi Marco, quindi il romanzo si moltiplica a livello individuale.

Aiutino che non si ripeterà più: il Marco del capitolo III non è il Marco dei capitoli I e II.
Il capitolo I è qui. Marco ha 27 anni e si masturba mentre fa la cacca.
Il capitolo II è qui. Il Negro disapprova.

Capitolo III - Cambi di prospettiva

28 giugno
Sono Marco e questa è la prima pagina del mio diario. Ciao. Ho letto che chi scrive un diario, soffermandosi sui particolari inutili tipo sveglia pranzo cena dettagli paesaggistici, è stupido e ha paura di morire ed è un buon candidato a sindromi maniaco depressive. Quindi ho deciso di avere un diario.

3 agosto
Ho il terrore di diventare muto

12 agosto
mamma ti odio mamma ti odio mamma ti odio

16 agosto
Soffro da tanti e tanti anni di schizofrenia, e per questo sono un grosso peso per la mia famiglia. Il Natale scorso ho avuto una grossa crisi, e ho iniziato a imbrattare i muri della mia stanza con il pennarello, a mettere le mani addosso ai miei, a mia sorella. Ho spezzato il braccio a mamma hanno dovuto chiamare il 118, sono arrivati infermieri e poliziotti che mi hanno preso di forza e portato in clinica. Ho passato lì un mesetto. Ai parenti e agli amici diciamo che siamo andati in vacanza in montagna. A causa dei problemi che dò continuamente mia sorella più piccola è entrata in depressione e non va più a scuola.
23 agosto
Quando scorreggio avvicino la mano vicino all'ano allo scopo di raccogliere la flatulenza e immediatamente la porto appresso al naso per odorare. Ho classificato le diverse puzze, più puzzano, più è alta la soddisfazione.

1 settembre
Oggi mare per una settimana. Io mamma papà sorellina. Vedo coppie di innamorati che si baciano e io ho erezioni e mi vergogno ad alzarmi. Mi eccitano le donne in costume, soprattutto quelle con le tette grandi. Belle, le tette.

3 settembre
Poesia

Vorrei eiaculare
sul tuo viso
e cambiarti
i connotati
fratture


6 settembre
Mi sono masturbato a mare e quando è uscito lo sperma si sono avvicinati un sacco di pesci. Ho avuto paura che qualcuno mi mordesse il pene.

23 ottobre
mi sono messo un assorbente oggi, perche rasandomi i peli pubici dei testicoli col rasoio elettrico me li sono tagliati!! unico modo per non macchiare le mutande di sangue ho rubato un assorbente a mia sorella
P.S. mia sorella ha le mestruazioni da un pò di mesi, a volte si mette sul letto con le gambe sollevate appoggiate al muro. Non capisco.


1 novembre
Quando mi capita di vedere video in cui un animale soffre o viene maltrattato, sto male e mi viene da piangere. Oggi ho visto un video in cui un uomo, ostaggio dei talebani, veniva decapitato dagli stessi. Non ho provato niente.

2 dicembre
Da piccolo molto spesso trattenevo la cacca perchè magari ero nel bel mezzo di un gioco, o stavo leggendo Topolino. Quando finalmente andavo a farla mi rendevo conto di aver sgommato le mutande. Allora, per paura dei rimproveri e delle botte di mia madre, le nascondevo dietro armadi o credenze e me ne mettevo di pulite. Qualche anno dopo abbiamo traslocato, sono venute alla luce tutte quelle mutandine incrostate e ho dovuto raccontare la verità ai miei, che si sono resi conto di aver cresciuto un folle. Oggi mi è successa un'altra sgommata e la mutanda l'ho buttata. Tanto costano poco, non penso di aver causato problemi economici.
12 gennaio
Oggi inizio a lavorare in un ospizio per anziani, non so cosa devo fare forse pulire forse pulirli.

28 gennaio
Ho venti anni peso 130 chili sono alto un metro e sessanta pisello quasi non pervenuto, mi dispiace di essere me. Mangio. Piango. Annuso piedi.

29 gennaio
Non riesco quasi mai a fare la cacca. Ogni volta che vado in bagno devo infilarmi un dito dentro e tirarla fuori. Dopo mi lavo una marea di volte le mani e me le profumo con il dopobarba. Mi vergogno tantissimo dopotutto ho qualche problema fisico.

Marco nacque e furono: problemi. La madre: ecografia? No. Paura insostenibile irrispettosa per le onde sonore. Maschio o femmina. Sano o malato. Vedremo, diceva pensava. Pregava. Elaborazione digitale delle immagini e onde pressorie. Piezoelementi. A/D. D/A.
Marco uscì dalla vagina. In braccio all'ostetrica suora. L'infermiera urla. La mamma sudata bagnata e dolori muscolari: stanca. Marco piangeva con potenza. Diaframma. Marco aveva un secondo piccolo pene rosa che gli spuntava dalla fronte. Il medico osservava con scientifica curiosità la strana anomalia: sognava sezionamenti. Sperava in tracciati eeg piatti. Attività di fondo alfa 8-9 c/sec, ipovoltata, postrolandica, simmetrica, instabile, mista a theta 6-7 c/sec, polimorfo poliritmico, ipovoltato e diffuso. Il piccolo pene al centro della fronte scodinzolava: sbocciò e mostrò un glande umido.

19 gennaio
Ho mangiato un kinder al cocco ed ho vomitato per tutta la cucina.

24 gennaio
Poesia

espressioni dure
cacche dure
addominali tesi
stitichezza
poi furono solo radiazioni


2 febbraio
quando uccido gli insetti, tipo mosche,zanzare ecc. le mangio.

15 febbraio
sono infermiere in uno ospizio amo annusare i calzini dei vecchietti che curo. Prendo in mano i loro piedini delicati e mentre li massaggio annuso i calzini.

Dal piccolo glande che spuntava dalla fronte di Marco cominciò a schizzare caldo sangue arterioso. Marco sborrò sangue su sua madre. Marco guadagnava rapidamente in pallidume. Chirurgia d'urgenza. Asportazioni. Una quarta arteria si sviluppava dall'arco aortico, passava per la ghiandola salivare guanciale destra, arrivava sulla fronte, faceva da uretra. Fu rimossa. Fu rimosso il pene. Fu rimossa la ghiandola. Fu lesionato il nervo trigemino. Marco, a sei ore dalla nascita, già soffriva di una semi paralisi facciale incurabile.

15 marzo
Mi chiedo cosa sia questa cicatrice sulla fronte. Mamma dice che c'era un cazzo prima ma l'hanno tolto. A volte mamma mi vede e piange.

18 marzo
Ho messo un filo di nylon sul water, poi mi sono seduto per defecare allineando l'ano con il filo. L'obiettivo era chiaramente dividere il prodotto all'origine. Purtroppo le feci troppo solide si sono bloccate procurandomi dolore e spingendomi a desistere.

20 marzo
Il mio più grande rammarico è non essere capace di fischiare con le dita

24 marzo
Ho mangiato una cimice
26 marzo
Ho riprovato a separare la mia cacca con il filo di nylon. La cacca guidata dal filo questa volta si è spinta fin sotto i testicoli, imbrattandoli. Nel caso vorresti riprovare, ti consiglio, nel caso di contatto con le gonadi, di detergere il prima possibile. Se la cacca è secca è un casino, questo nel caso di testicoli pelosi, in caso contrario, avrai tutto il tempo.

28 marzo
Poesia

ferro!
cobalto!
nichel!
rame!
zinco?
gallio!
ah!?
eh!


3 aprile
Nei molti momenti, quando litigo con qualcuno, o sono incazzato, o triste, o vengo rimproverato per qualcosa, o qualcuno mi parla, mi capita spessissimo di distrarmi, di iniziare a pensare ad altro, tipo a quanto sono belle le nuvole, alla vita, alle coccinelle. Spesso va a finire che mi disinteresso completamente di quel che mi viene detto e devo sforzarmi per riprendere la concentrazione.

La verità è che la gente mi annoia, quasi sempre.



[Continua]

30.9.12

Capitolo II - Tempi e strutture narrative


Il Capitolo II doveva essere il regalo di compleanno per il Negro. Perchè quel racconto, nato per cazzeggio, era destinato a rimanere, appunto, un cazzeggio. Però il Negro mi chiese di prolungarlo, di farlo diventare un romanzo. Purtroppo però la laurea specialistica è DIFFICILE, e questo post arriva solo ora. Cercherò di scrivere un capitolo al mese, d'ora in poi.
Mi sembra ovvio che con questo romanzo un giorno vincerò il Premio Nobel per la Letteratura che, d'altra parte, rifiuterò, perché gli unici premi Nobel sensati sono quelli scientifici. Mi ci pulisco il culo con un Nobel alla Letteratura o alla Pace.
Non ho la più pallida idea di dove si andrà a parare con la storia, sono il nuovo Dickens, però vi prometto che il finale non farà schifo come quello di Lost: un giorno riuscirò a sbrogliare la matassa. Quel che so è che mi piacerebbe farlo diventare un western-fantasy-porno, con qualche incursione nello sci-fi e almeno un paio di capitoli sugli zombie. Ah, i lupi mannari. Sottovalutati, i lupi mannari.

Il Capitolo II introduce Laura. Purtroppo lo scritto è andato perso da un crash di sistema, un crash devastante. Dovrò scriverlo di nuovo, nel frattempo questo è il nuovo Capitolo II, scritto mentre la Staccionata fa le prove ed io sono a casa che mi annoio; il vecchio Capitolo II, quello di Laura, diventerà il Capitolo IV. Unica regola fissa è che ogni capitolo verrà scritto in non più di due ore.

Il Capitolo I è QUI.
Piccolo riassunto del capitolo I: Marco ha 27 anni e si masturba mentre fa la cacca.

CAPITOLO II – Tempi e strutture narrative

'È come leccare il cazzo di tuo nonno' disse.

Erano piccoli; erano: bambini. Erano: due. Erano Marco e Luca. Marco: sette anni. Luca: quindici anni. Marco e Luca erano fratelli, partoriti dalla stessa dilatata vagina, inseminati dallo stesso input di carne, l'orgasmo proveniente dalla stessa uretra, lo stesso patrimonio genetico, lo stesso macchinario biosintetico. Erano: molto simili. Erano un delay uno dell'altro. Uno strano caso di time shifting. Lui: quindici anni, si sentiva grande, era piccolo. Lui: nove anni, si sentiva più piccolo, era piccolo. Ceteris paribus. Latinismi: se questa è cultura. Marco: capitolo uno. Quante mani nel mondo sono piene di sperma. Nessuno si lava le mani dopo una sega.
Marco e Luca erano a casa dei nonni. Erano: in cucina.

Lui e lui , il duomo e il Δuomo, erano seduti accanto dal lato lungo di un tavolo rettangolare bianco. Scarti di legno triturati e incollati e fissati e ricoperti di pannelli lucidi idrorepellenti in formaldeide: aldeide formica. Marco e Luca erano accomodati su sedili di legno senza spalliera e braccioli. Insomma: sgabelli. Luca arrivava con i suoi piedi nudi sul pavimento di mattonelle a chiave greca. Marco faceva penzolare le gambette, favorendo trombi. Deliziose tendine rosa. 
Certe parti sono così iconiche, stilizzate, quasi ideali perché corrispondono alla fantasia di qualcuno. Sono ricordi mediati dalla mente, fantasie belle e buone, episodi veri ritoccati, perciò devono essere altamente sublimati. Realistico ma un pò rigido, come tutte le elaborate fantasie.

Un lato corto del rettangolare tavolo bianco era a contatto con una parete azzurra della cucina. La cucina era grande e luminosa. Sulla parete, appeso: Cristo. Ai lati di Cristo: due ladroni speculari. Lewis Carroll era contemporaneo di Emil Fisher. Alice nel paese delle correlazioni stereochimiche tra monosaccaridi. Il Beta-L-Fucosio (6-deossi-Beta-L-Galattosio) delle meraviglie. Di fronte a Marco e Luca, in piedi: la nonna tagliava spesse fette di pane: morbido e profumato. La nonna: grassa, gambe: grasse, vene: varicose, valvole a nido di rondine spanate, accumuli di sangue. Vene perforanti. Una felpa nera dei TRBNGR. Sugli occhi: occhiali RAYBAN a goccia. La nonna faceva: la merenda. Prima fetta. Zac. Seconda fetta. Zac.
Poi: un rumore basso e caotico: un gorgoglio. Fourier si sarebbe sorpreso. Il tubo di un lavabo rumoreggiava a causa di uno sbilanciamento di pressione da qualche parte nella rete idrica. No. Un brontosauro qualche chilometro più in là richiamava una femmina da ingravidare. No. Il motore di una Ritmo 65 verde esalava l'ultima quantità di biossido di carbonio prima di collassare. No. Il rumore caotico era: il nonno. Il nonno sulla sedia a rotelle. Il nonno era grasso: no. Era gonfio. Medicine. Il nonno aveva il cancro alla prostata. Il medico aveva detto: cronicizzazione. Il cancro è: libertà. È la cellula che smette di fare solo quello che deve fare e comincia a fare tutto quello che sa fare, senza alcun criterio, in totale indipendenza. L'emancipazione della cellula. Cellulismo. La cellula cancerogena diventa: immortale. Anarchia.

E succeda quel che succeda.

Solo la nonna capiva quello che diceva il nonno. Il nonno puzzava: di vecchio e di malattia. Il nonno passava la sua vita seduto su una sedia a rotelle, puntata verso la porta finestra della cucina azzurra col Cristo appeso. Il nonno guardava forzato dalla porta finestra dando le spalle ai suoi giovani nipoti. E i giovani nipoti davano le spalle a lui, guardando desiderosi i generi alimentari sul tavolo bianco. La porta finestra dava su un piccolo giardino che dava su un cancello di alluminio sempre aperto che dava su una strada. Piano terra.
Il nonno indossava un pigiama che sembrava una tuta di pile. Il nonno indossava una tuta che sembrava un pigiama di pile. Era pelato.

Attendeva. Altro gorgoglio. Attendeva.

Seneca diceva che l'ozio è una virtù, io vi dico che la noia è un ottimo elettrostimolatore anale.
La nonna poggiò il coltello sul tavolo bianco. Il barattolo da 15 chili di NUTELLA aveva il coperchio bianco svitato. Nutella: odore. Per terra: una scatola di cartone con dentro ricordi da dimenticare. C'era scritto: FRAGILE. La nonna si avvicinò brontolando al marito brontolante. I nipoti si girarono a guardare, ruotando le natiche sugli sgabelli. Le gambe del nonno non si vedevano: erano ricoperte da cinque coperte coprenti e riscaldanti. Le coperte erano di vari colori, che tendevano al blu. Dalla coperta che copriva la coperta che copriva le gambe, fuoriusciva un tubicino trasparente in silicone; questo terminava in una sacca appesa sul perno della ruota destra. La sacca era ripiena per metà di piscio. L'altro estremo del tubo entrava nella cappella grigia del nonno e terminava nella vescica. Uretra. La nonna alzò un paio di coperte coprenti. Spesse coperte calde ripiegate su se stesse ma talmente lunghe che comunque sfioravano terra. Una coperta era bagnata di piscio. Il colore blu sembrava più blu. Nel blu dipinto di blu.
Il catetere tempo addietro si era bucato in un punto, si era piegato in maniera anomala e il cristallino era crepato, rompendosi. Il taglio era stato grossolanamente chiuso con del nastro adesivo bianco che però, ora: aveva ceduto. La nonna reincollò alla meno peggio il nastro ormai umido, poi tirò su tutte le coperte, armeggiò con i vestiari e prese in mano il cazzo moscio di suo marito. Controllò che non ci fossero perdite di piscio anche dal glande. Con due dita, pollice ed indice, comprimeva il rugoso glande grigio intubato. Unghie sporche. Glande sporco. Osservava il glande mentre il nonno attendeva: gorgoglio. Non c'erano perdite, non più del dovuto. Risistemò il tutto. Tornò al tavolo. I nipoti fecero da girasoli. In una gabbia, un pappagallo verde cagava su L'Avvenire. Sul frigorifero un foglio bianco con su scritto: 

LO SPAVENTO!
JHON LENNON È VIVO GESTISCE TAGADA' A RICCIONE
SI FA CHIAMARE: JIM NICOLETTI
SE GLI CHIEDI LE CANZONI DEI ROLLING STONES SPUTA

La vecchia prese una fetta di pane, le sue dita grasse e umide comprimevano morbida mollica bianca. Morbida e porosa mollica di pane. Il pane assorbì tutto. Assorbì il sudore, assorbì il piscio, assorbì cellule morte, assorbì i batteri presenti sul grande glande grigio salato. Riprese il coltello, lo infilò nel barattolo di vetro.

'È come leccare il cazzo di tuo nonno'
Questo Luca sussurrò nell'orecchio di Marco. D'un tratto fare merenda perse di molto da un punto di vista dell'aspettativa. La nonna udì e percepì sorrisi e sguardi d'intesa fra quei due piccoli bambini che erano usciti dalla vagina dilatata e sanguinante di quella donna che era uscita dalla sua vagina dilatata e sanguinante. La vagina nel parto. Quindici centimetri di dilatazione. Tre chili di carne. Un litro di sangue. Piscio. Merda. Il miracolo della vita. L'invidia del pene.

'Ti stai forse facendo giuoco dell'anzianità del padre di tua madre?' chiese la vecchia al piccolo più grande.

'Non oserei mai, madre di mia madre. Si soleva unicamente fare dell'ironia sulle poco adeguate usanze igienico sanitarie di cui si fa uso in codesta domus; mi si permetta, colei ha sicuramente il dono dell'esperienza conferitagli da decenni di vita superiori a quelli di me, ma trovo alquanto disdicevole la preparazione di cibarie con strumenti prensili evidentemente contaminati da urina di colore giallo paglierino, la cui provenienza è, inoltre, un uomo in evidente patologia cronica degenerativa' rispose solennemente Luca, ironico. Sfrontato, le mani aperte poggiate sul tavolo, il corpo che tendeva verso la vecchia. Giovane. Capelli: rasati. Occhi: azzurri.

Un istante dopo il coltello era ridisceso e tranciava di netto quattro dita della mano sinistra di Luca. Le falangine schioccarono quando si spezzarono: STACK. Si salvò il pollice. Il pollice tozzo ora era il dito più lungo. Poi il coltello schizzò di nuovo in aria, la punta cambiò direzione e si abbatté nuovamente. Questa volta la lama bucò il carpo della mano e si fece strada nel tavolo: Luca era stato crocifisso.
Marco fu: turbato. Luca esclamava: sorpresa.

'Oh perdincibacco! Dita rotolano. Cui prodest?' chiese l'amputato

'Giammai ti farai scherno dell'anzianità. Zuzzurellone.'

Tanto sangue denso colava dalle dita, a ritmo con il battito del cuore. Le piastrine si sentivano sopraffatte. La vecchia abbandonò la presa dal coltello, appoggiò entrambi i gomiti sul tavolo e intrecciò le dita dietro la nuca dell'impertinente impudente insolente irriguardoso sfacciato nipote. Con violenza fece sbattere dodici volte il viso del giovane sulla superficie bianca di legno rigido.

Uno.
Due.
CRAC.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
CRAC.

Il primo crac fu il setto nasale che si spezzava. I fosfeni rilevavano variazioni di potenziale dovute a correnti dell'ordine del microampere. Lampi di luce. Fuoriuscita di sangue e liquido giallastro dalle narici. Il secondo crac fu l'osso frontale del cranio. Sangue schizzava colava spruzzava e liquido cerebrospinale sui muri. Liquido cerebrospinale su Cristo. Liquido cerebrospinale su un ladrone: non più speculare. Entropia.
Ad ogni craniata sul tavolo Marco aveva fatto un passo indietro. Alla decima: toccava con la schiena la porta finestra. Il vecchio sulla sedia a rotelle guardava fuori, sul marciapiede, un pazzo molto decorativo. Marco guardò suo fratello che moriva, mentre scivolava dallo sgabello con la mano ancora inchiodata al tavolo. Sbrattava sangue. Poi alzò lo sguardo su sua nonna. Lei lo guardò. Si tirò su la felpa: mostrò a suo nipote i suoi enormi cadenti seni vuoti. Questo era un flashback. Marco si ritrovò sul letto, seduto, la schiena compressa sulla parete. Calor. Dolor. Rubor. Tumor. Functio lesa dei gomiti. Functio lesa delle spalle. I piedi scavavano e scivolavano sulle coperte bagnate di sudore e sperma e poco sangue tentando di allontanarsi il più possibile dalla fonte di pericolo. Uomo sconosciuto alto pallido calvo al buio. L'ipotalamo mandava segnale: caso di emergenza. Le corde vocali: disabilitate. Le pupille si dilatarono cercando di raccogliere quanti più fotoni possibili. Il nervo ottico amplificava segnali infinitesimi. Il riverbero della lampada alterava la visione. Rumore bianco: elettroni. Frequenza di rete: 50 Hz. L'uomo alto in penombra. I timpani si rilassarono per accogliere le basse frequenze. I reni scagazzarono adrenalina e noradrenalina. Il cuore pompava sangue e ossigeno. Calore metabolico. Percezione fittizia di freddo. Pelle d'oca. Urina. Il pene flaccido, dapprima abbracciato ad un testicolo, ruotò verso la pancia. Urina schizzava. Piscio zampillava. Marco si innaffiò il ventre. Quando la pressione del gettito diminuì, il pene tornò mogio mogio ad accoccolarsi su un testicolo, minuto.
Nel frattempo: Maurizio Costanzo non aveva notato l'uomo sconosciuto pelato alto innaturale. Maurizio Costanzo si era voltato verso destra, verso il buio, rallentava il battito del cuore dopo l'orgasmo, dopo il sesso anale, la stimolazione prostatica: il pene gli puzzava di merda. Maurizio offriva il suo enorme deretano peloso alla luce. Maurizio non vide il pericolo. Maurizio percepì il pericolo. Sensazioni. Maurizio Costanzo si cagò sotto dalla paura. Due volte. La prima da un punto di vista metaforico. La seconda da un punto di vista letterale. Tra le due cagate, Maurizio morì, ritirandosi in posizione fetale. Un fiume di merda liquida scoppiettò dal suo culo, colorando un arcobaleno marrone sulle lenzuola verdi. Il cuore fratturato.

Lo spavent, o assolut, o fu tale che persino la punteggiatura arretrò di un caratter.
E

[Continua]

2.9.12

Gerarchia spirituale

Mai gli uomini capiranno perché alcuni di loro sono destinati ad impazzire, perché esiste questa fatalità inesorabile che è l’ingresso nel caos, dove la lucidità non può durare che lo spazio di un lampo. Le pagine più ispirate, da cui promana un lirismo assoluto, in cui si è in preda a un’esaltazione, a un’ebbrezza totale dell’essere, non si possono scrivere se non in una tensione nervosa tale da rendere illusorio ogni ritorno all’equilibrio. Dopo simili tensioni generalmente non si sopravvive: la molla intima dell’essere cede, le barriere interiori crollano. Il presentimento della follia non sopraggiunge se non in seguito a esperienze capitali. Quasi ci si fosse sollevati ad altezze straordinarie alle quali si è colti da vertigini, si vacilla, si perdono la sicurezza e la percezione normale del concreto e dell’immediato. Un grande peso sembra comprimere il cervello, come per ridurlo a un’illusione, ma sono proprio queste sensazioni a rivelarci la tremenda realtà organica da cui sorgono le nostre esperienze. E sotto questa pressione, pronta a gettarci a terra o a farci saltare, nasce il terrore, le cui componenti sono difficili da definire. Non il terrore tenace ed ossessivo della morte, che s’impossessa dell’uomo e lo domina fino a soffocarlo; non è un terrore che si insinua nel ritmo del nostro essere per annientare in noi il processo della vita, ma un terrore attraversato da rari e intensi bagliori, come un turbamento improvviso che elimina per sempre ogni possibilità di lucidità futura. E’ impossibile precisare e definire questo strano presentimento della follia. La cosa davvero spaventosa è il fatto che noi vi avvertiamo, vivendo, una totale e irrimediabile perdita per la nostra vita. Pur continuando a respirare e a mangiare, ho perso tutto ciò che ho mai potuto aggiungere alle mie funzioni biologiche. Non è che una morte approssimativa. Nella follia perdiamo la nostra specificità, tutto ciò che si pensa ci individualizzi nell’universo, la nostra prospettiva particolare e un preciso orientamento della coscienza. Anche la morte ci fa perdere tutto, ma lo perdiamo precipitando nel nulla. Così, benché persistente ed essenziale, la paura della morte è meno bizzarra di quella della follia, in cui la nostra semipresenza è un fattore di inquietudine ben più complesso rispetto all’organica paura dell’assenza totale che si prova davanti al nulla. La follia non sarebbe allora una fuga dalle miserie della vita? Questa domanda si giustifica solo in teoria, perché in pratica, a chi soffre di certe ansietà, la questione appare sotto una luce – o piuttosto sotto un’ombra – tutta diversa. Il presentimento della follia è reso più complesso dalla paura della lucidità nella follia, la paura dei momenti di ritorno in sé, in cui l’intuizione del disastro potrebbe essere così dolorosa da provocare una follia ancora più grave. Se non c’è salvezza attraverso la follia, è perché non c’è nessuno che non ne tema gli sprazzi di lucidità. Si desidererebbe il caos, ma si ha paura delle sue luci.
Ogni forma di follia è determinata dalle condizioni organiche e dal temperamento. E poiché la maggioranza dei folli si trova fra i depressi, per forza di cose la depressione è più diffusa degli stati di esaltazione allegra e traboccante. Nei depressi è così frequente la melancolia nera che quasi tutti hanno una tendenza al suicidio – soluzione, questa, quanto mai difficile finché non si è pazzi.
Vorrei perdere la ragione ad un unico patto: essere sicuro di diventare un pazzo allegro, brioso ed eternamente di buon umore, senza problemi né ossessioni, che ride senza motivo dalla mattina a sera. Desidero infinitamente estasi luminose, eppure allo stesso tempo non ne vorrei, perché ad esse fanno inevitabilmente seguito le depressioni. Vorrei invece che un bagno di luce scaturisse da me e trasfigurasse il mondo intero, un bagno che, lungi dalla tensione dell’estasi, conservasse la calma di un’eternità luminosa. Avrebbe la leggerezza della grazia e il calore di un sorriso. Vorrei che il mondo intero galleggiasse in questo sogno di luce, in questo incantesimo di trasparenza e di immaterialità; che non vi fossero più ostacoli, materia, forme o confini. E in questa visione, vorrei morire di luce.
 
 

13.8.12

Tom Araya is our Elvis


Praticamente è tardi, sono le due del mattino. Sono in casa da solo. I miei sono andati in vacanza chissà dove, al mare, mi hanno anche detto dove ma giuro che non mi ricordo, non me ne frega un cazzo. Mio fratello è in montagna, chissà dove pure lui.
Ora, io sono persona altamente impressionabile. Quindi posso dire con una certa sicurezza che sono stato davvero un coglione a guardarmi Martyrs nelle suddette condizioni. Però ormai l'ho visto, e mi sto cagando sotto dalla paura. Tra l'altro gran film, bravi questi francesi, saranno froci, ma qualcosa da dire ce l'hanno.
Il fatto che io abiti a casa mia, complica le cose. Avete presente il 99% delle case nei film horror? Case isolate in aperta campagna che tu dici MA PORCO DIO COME FAI A FARTI LA CASA LÌ. Ecco, casa mia è così.
Sul retro di casa mia non ci sono strade, altri palazzi, muri di cinta, lampioni. Dietro casa mia c'è un bosco. Un bosco. Un fottutissimo bosco buio, di notte popolato da strani e inquietanti animali a cui luccicano gli occhi (gatti, insomma).
Avete presente il 99% delle case nei film horror dove ci sono quelle enormi finestrone che riempiono una intera parete raggiungibili scavalcando un cancelletto alto mezzo metro e a un certo punto il protagonista si gira e c'è l'assassino che lo fissa, che tu dici MA PORCO DIO COME FAI A PROGETTARE UNA COSA DEL GENERE. Ecco, casa mia è così.


Alle mie spalle in questo momento c'è lei, ed è incazzata nera
Tra l'altro non ho un cazzo da scrivere, ma il prossimo post sarà una sorpresa. Devo solo metterlo nero su bianco.
Non avendo un cazzo da scrivere, ho aperto vecchi post non pubblicati, bozze, scritti a metà, semplici riflessioni oppure appunti che prima o poi diventeranno dei post. Più spesso, roba schifosa che ho scartato. Pezzi di pensieri random. Li incollo qui e ci faccio un post gratis.

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L'altro giorno Negro mi ha telefonato e mi ha detto: 'Vuoi venire con noi al cinema a vedere il nuovo Lars Von Trier?'
ed io: 'Ehhh magari, ma ho da studiare'
E invece sono stato a casa a guardarmi i cartoni di Ranma 1/2 Nibunnoichi.

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I Korn sono stati davvero un qualcosa di epocale. I loro primi due dischi, l'omonimo e Life is Peachy, sono di una bellezza disarmante. Mentre li ascolti
ti chiedi come cazzo hanno fatto a concepire roba simile nel 1993. Sarà l'eroina. Sarà che scopavano poco. Il mondo metal s'è ritrovato sti tizi con le tute adidas, i rasta e il basso più slappato della storia.
Il successivo, Follow the leader, è ancora un capolavoro, forse un gradino sotto i primi due. Il titolo poi, non era niente altro che una dichiarazione d'intenti a tutti i gruppi che d'un tratto avevano cominciato a scopiazzarli creando il fenomeno numetal, che di lì a poco sarebbe imploso con una violenza forse inferiore solo al grunge. Seguite i leader, stronzi!
Issues invece è stato il primo disco canonico dei Korn, il primo disco in cui le genialate finiscono, il gruppo smette di andare avanti, semplifica, melodicizza, fa il paraculo. Vende uno sproposito di copie. I Korn vengono fagocitati dall'industria discografica. Il mio piccolo me, all'epoca, grida al
capolavoro, piange lacrime di gioia, si compra le adidas con le tre strisce nere, si fa le treccine ai capelli. Scopavo una cifra con le treccine. In realtà, oggi, possiamo dire che questo disco è stato l'inizio della merda.

I Korn, paradossalmente, si rendono conto di essere stati appena stuprati da una casa discografica e si chiudono in studio. Tre anni dopo, e dopo aver speso quattro milioni di dollari in produzione, se ne escono con Untochables. Ti chiedi che cazzo avrebbe fatto la Staccionata con quattro milioni di dollari per produrre Ecce.*
Untochables, intoccabili, chiarissimo messaggio all'industria che loro non avevano ancora finito di dire la loro. Numetal, gothic, crossover, new wave, diecimila strati di chitarre sovrapposti, voci filtrate, dodicimila suoni di batteria, un mattone allucinante, indigeribile. Il disco non vende un cazzo, viene stroncato ovunque. A quanto pare, l'unico stronzo al mondo che lo considera un ottimo disco, degno dei primi due, sono io. Poi esce Take a look in the mirror, datti una guardata a quello specchio di merda. I Korn ammettono chiaramente che le idee sono finite e se ne escono con un disco standard semplicemente carino, senza colpi di coda. A me, sinceramente, andava bene. Non si può chiedere a un gruppo di rivoluzionare il mondo musicale ogni paio d'anni, dai Korn mi aspettavo (pretendevo) dei dischi semplicemente belli, con qualche guizzo compositivo da farti saltare dalla sedia e canzoni con un rapper alla voce per farti bestemmiare la Madonna dalla gioia. Poi vai ai concerti e scapocci.
Poi, Head, compositore principale, esce da gruppo perchè ha trovato Cristo e va a farsi battezzare nel Giordano. Escono See you on the other side e Twisted Transistor, che fanno veramente schifo, sono orripilanti, non si salva un cazzo.
I Korn realizzano che i loro ultimi dischi fanno schifo. Allora esce Korn III: remember who you are. Korn 3 (tre!): ricordati di chi cazzo eri. I Korn rinnegano completamente la loro intera discografia, per tornare ai fatidici due primi capolavari. Il problema è che la sperimentazione se ti esce spontanea è un bene, ma se è forzata fai schifo. Ti metto più o meno sullo stesso livello di Simona, che ha la vagina talmente dilatata che come assorbenti utilizza balle di fieno. Il disco è una merda. Quando l'ho ascoltato mi sono detto: ok, hanno toccato il fondo. Hanno raggiunto lo zero, non potranno mai più fare di peggio.
Mi sbagliavo.


* Se li sarebbero fumati.


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Ho riascoltato il secondo disco di Lady Gaga e devo dire che è molto carino, anche se niente in confronto a Famous che, soprattutto nella versione doppio cd, probabilmente resterà per sempre il suo capolavoro assoluto. Tra l'altro non ho disprezzato i vari richiami a Motley Crue e similari, filone musicale ottantiano che ho sempre apprezzato (perchè sono un tamarro), e chi non si ascolta i Poison o i Enuff z'nuff non c'ha veramente capito un cazzo della vita. Se aggiungiamo poi che Lady Gaga se ne va in concerto con gruppi hair metal sconosciuti, ubriaca come una scimmia e si mette a fare stage diving noncurante di morire tra le braccia di centinaia di persone che tentano di scoparti mentre sei in volo, la stima accresce. E se ci torna in mente quella volta che Gaga si presentò con un vestito di carne di mucca e fece incazzare i vegetariani di mezzo mondo, allora sei una figona.
Certo, in realtà se la gente avesse un minimo di cultura, avrebbe immediatamente colto che in quel vestito non c'era assolutamente un cazzo di nuovo, data che l'idea era già venuta a sua maestà Knoxville, però fare incazzare i vegetariani è comunque un qualcosa di divertente, stimolante e filosoficamente corretto.


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Comunque, quando mi candiderò a Sindaco di Roma io proporrò una semplicissima cosa. Vietare l'utilizzo di automobili per l'intero centro di Roma, dal Colosseo a Piramide, da San Giovanni a X, da Y a San Pietro. Diventerebbe tutto un enorme parco, inoltre le abitazioni private verrebbero espropriate dallo Stato e successivamente rase al suolo. Nemmeno autobus, nemmeno motorini. Usate il vostro culo lardoso. Il problema è che a Roma già rompono il cazzo per una ztl alle undici di sera, figuriamoci se espropriassi le case e i negozi della gente, mi voterebbe solo il Coppini che sarebbe felice di girare per Roma con la sua bicicletta scintillante senza rischiare di morire per urti o polveri ultrasottili.

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È
(a proposito: io capisco che siete troppo stupidi per capire come funziona un pc, e fortunatamente per voi qualche anno fa hanno inventato il desktop, così qualsiasi decerebrato possa usare un calcolatore senza stringare roba, però sarebbe davvero bello se imparaste a scrivere È e non E', cioè una e maiuscola con l'apostrofo)
è un bel pò che non mi interesso più di cose di politica. Il problema è dovuto a due cose essenziali; innanzitutto continuo imperterrito a rileggere il Mein Kampf trovandolo sempre più poetico e illuminante, il secondo è che se esprimessi le mie opinioni politiche a voce alta poi chiunque mi picchierebbe. Sono convinto, infatti, che la democrazia sia una stronzata. Non è tanto per il teorema dell'impossibilità, quanto perchè il sistema democratico è di tre secoli fa, è anacronistico. È vecchio. È una puttanata. Bisognerebbe tornare ai soviet. Bisognerebbe rimuovere il suffragio universale. Pensate al referendum sul Nucleare. Tu non puoi avere il diritto di decisione su una cosa del genere quando non sai nemmeno che cazzo è un isotopo. Pensate alla TAV. Ora, dico io, i manifestanti, ASFALTATELI. La mia conclusione è che la gente ha la sborra di cani lebbrosi nella scatola cranica.

Poi oggi ho visto una immagine su Facebook, probabilmente vecchia di mesi. Questa:

Anche i negri hanno un sistema di lacrimazione

Nella foto c'è un nativo americano che piange perchè il Brasile ha deciso di costruire una centrale idroelettrica e questa tribù di indios Kayapò deve andarsene affanculo. La cosa è arrivata addirittura in tribunale.
A commentare la foto un diluvio di cagate immani da parte di una selva sterminata di attention whores, rompicoglioni che preferiscono la cultura aspersa dai monologhi di Ascanio Celestini senza capire che la caduta di quella tribù è solo un esempio da manuale di darwinismo applicato. Per fare un parallelismo musicale, solo un cretino può preferire gli Opeth a Katy Perry, e parlo proprio della musica, non delle tette.

Perché poi viene sempre fuori questa storia del degrado. Allora, sia chiaro:

il degrado, qualora sia divertente, è sempre una cosa ben accetta. È il degrado noioso ad essere un problema.

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'I messicani sono una banda di analfabeti indiani. Mentre i negri sono dei sognatori che spendono il loro magro salario in frivolezze o bevande. Quindi faremo per i negri quello che i negri hanno fatto per la Rivoluzione: niente'

Ernesto Che Guevara - Diari della motocicletta



 

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