30.9.12

Capitolo II - Tempi e strutture narrative


Il Capitolo II doveva essere il regalo di compleanno per il Negro. Perchè quel racconto, nato per cazzeggio, era destinato a rimanere, appunto, un cazzeggio. Però il Negro mi chiese di prolungarlo, di farlo diventare un romanzo. Purtroppo però la laurea specialistica è DIFFICILE, e questo post arriva solo ora. Cercherò di scrivere un capitolo al mese, d'ora in poi.
Mi sembra ovvio che con questo romanzo un giorno vincerò il Premio Nobel per la Letteratura che, d'altra parte, rifiuterò, perché gli unici premi Nobel sensati sono quelli scientifici. Mi ci pulisco il culo con un Nobel alla Letteratura o alla Pace.
Non ho la più pallida idea di dove si andrà a parare con la storia, sono il nuovo Dickens, però vi prometto che il finale non farà schifo come quello di Lost: un giorno riuscirò a sbrogliare la matassa. Quel che so è che mi piacerebbe farlo diventare un western-fantasy-porno, con qualche incursione nello sci-fi e almeno un paio di capitoli sugli zombie. Ah, i lupi mannari. Sottovalutati, i lupi mannari.

Il Capitolo II introduce Laura. Purtroppo lo scritto è andato perso da un crash di sistema, un crash devastante. Dovrò scriverlo di nuovo, nel frattempo questo è il nuovo Capitolo II, scritto mentre la Staccionata fa le prove ed io sono a casa che mi annoio; il vecchio Capitolo II, quello di Laura, diventerà il Capitolo IV. Unica regola fissa è che ogni capitolo verrà scritto in non più di due ore.

Il Capitolo I è QUI.
Piccolo riassunto del capitolo I: Marco ha 27 anni e si masturba mentre fa la cacca.

CAPITOLO II – Tempi e strutture narrative

'È come leccare il cazzo di tuo nonno' disse.

Erano piccoli; erano: bambini. Erano: due. Erano Marco e Luca. Marco: sette anni. Luca: quindici anni. Marco e Luca erano fratelli, partoriti dalla stessa dilatata vagina, inseminati dallo stesso input di carne, l'orgasmo proveniente dalla stessa uretra, lo stesso patrimonio genetico, lo stesso macchinario biosintetico. Erano: molto simili. Erano un delay uno dell'altro. Uno strano caso di time shifting. Lui: quindici anni, si sentiva grande, era piccolo. Lui: nove anni, si sentiva più piccolo, era piccolo. Ceteris paribus. Latinismi: se questa è cultura. Marco: capitolo uno. Quante mani nel mondo sono piene di sperma. Nessuno si lava le mani dopo una sega.
Marco e Luca erano a casa dei nonni. Erano: in cucina.

Lui e lui , il duomo e il Δuomo, erano seduti accanto dal lato lungo di un tavolo rettangolare bianco. Scarti di legno triturati e incollati e fissati e ricoperti di pannelli lucidi idrorepellenti in formaldeide: aldeide formica. Marco e Luca erano accomodati su sedili di legno senza spalliera e braccioli. Insomma: sgabelli. Luca arrivava con i suoi piedi nudi sul pavimento di mattonelle a chiave greca. Marco faceva penzolare le gambette, favorendo trombi. Deliziose tendine rosa. 
Certe parti sono così iconiche, stilizzate, quasi ideali perché corrispondono alla fantasia di qualcuno. Sono ricordi mediati dalla mente, fantasie belle e buone, episodi veri ritoccati, perciò devono essere altamente sublimati. Realistico ma un pò rigido, come tutte le elaborate fantasie.

Un lato corto del rettangolare tavolo bianco era a contatto con una parete azzurra della cucina. La cucina era grande e luminosa. Sulla parete, appeso: Cristo. Ai lati di Cristo: due ladroni speculari. Lewis Carroll era contemporaneo di Emil Fisher. Alice nel paese delle correlazioni stereochimiche tra monosaccaridi. Il Beta-L-Fucosio (6-deossi-Beta-L-Galattosio) delle meraviglie. Di fronte a Marco e Luca, in piedi: la nonna tagliava spesse fette di pane: morbido e profumato. La nonna: grassa, gambe: grasse, vene: varicose, valvole a nido di rondine spanate, accumuli di sangue. Vene perforanti. Una felpa nera dei TRBNGR. Sugli occhi: occhiali RAYBAN a goccia. La nonna faceva: la merenda. Prima fetta. Zac. Seconda fetta. Zac.
Poi: un rumore basso e caotico: un gorgoglio. Fourier si sarebbe sorpreso. Il tubo di un lavabo rumoreggiava a causa di uno sbilanciamento di pressione da qualche parte nella rete idrica. No. Un brontosauro qualche chilometro più in là richiamava una femmina da ingravidare. No. Il motore di una Ritmo 65 verde esalava l'ultima quantità di biossido di carbonio prima di collassare. No. Il rumore caotico era: il nonno. Il nonno sulla sedia a rotelle. Il nonno era grasso: no. Era gonfio. Medicine. Il nonno aveva il cancro alla prostata. Il medico aveva detto: cronicizzazione. Il cancro è: libertà. È la cellula che smette di fare solo quello che deve fare e comincia a fare tutto quello che sa fare, senza alcun criterio, in totale indipendenza. L'emancipazione della cellula. Cellulismo. La cellula cancerogena diventa: immortale. Anarchia.

E succeda quel che succeda.

Solo la nonna capiva quello che diceva il nonno. Il nonno puzzava: di vecchio e di malattia. Il nonno passava la sua vita seduto su una sedia a rotelle, puntata verso la porta finestra della cucina azzurra col Cristo appeso. Il nonno guardava forzato dalla porta finestra dando le spalle ai suoi giovani nipoti. E i giovani nipoti davano le spalle a lui, guardando desiderosi i generi alimentari sul tavolo bianco. La porta finestra dava su un piccolo giardino che dava su un cancello di alluminio sempre aperto che dava su una strada. Piano terra.
Il nonno indossava un pigiama che sembrava una tuta di pile. Il nonno indossava una tuta che sembrava un pigiama di pile. Era pelato.

Attendeva. Altro gorgoglio. Attendeva.

Seneca diceva che l'ozio è una virtù, io vi dico che la noia è un ottimo elettrostimolatore anale.
La nonna poggiò il coltello sul tavolo bianco. Il barattolo da 15 chili di NUTELLA aveva il coperchio bianco svitato. Nutella: odore. Per terra: una scatola di cartone con dentro ricordi da dimenticare. C'era scritto: FRAGILE. La nonna si avvicinò brontolando al marito brontolante. I nipoti si girarono a guardare, ruotando le natiche sugli sgabelli. Le gambe del nonno non si vedevano: erano ricoperte da cinque coperte coprenti e riscaldanti. Le coperte erano di vari colori, che tendevano al blu. Dalla coperta che copriva la coperta che copriva le gambe, fuoriusciva un tubicino trasparente in silicone; questo terminava in una sacca appesa sul perno della ruota destra. La sacca era ripiena per metà di piscio. L'altro estremo del tubo entrava nella cappella grigia del nonno e terminava nella vescica. Uretra. La nonna alzò un paio di coperte coprenti. Spesse coperte calde ripiegate su se stesse ma talmente lunghe che comunque sfioravano terra. Una coperta era bagnata di piscio. Il colore blu sembrava più blu. Nel blu dipinto di blu.
Il catetere tempo addietro si era bucato in un punto, si era piegato in maniera anomala e il cristallino era crepato, rompendosi. Il taglio era stato grossolanamente chiuso con del nastro adesivo bianco che però, ora: aveva ceduto. La nonna reincollò alla meno peggio il nastro ormai umido, poi tirò su tutte le coperte, armeggiò con i vestiari e prese in mano il cazzo moscio di suo marito. Controllò che non ci fossero perdite di piscio anche dal glande. Con due dita, pollice ed indice, comprimeva il rugoso glande grigio intubato. Unghie sporche. Glande sporco. Osservava il glande mentre il nonno attendeva: gorgoglio. Non c'erano perdite, non più del dovuto. Risistemò il tutto. Tornò al tavolo. I nipoti fecero da girasoli. In una gabbia, un pappagallo verde cagava su L'Avvenire. Sul frigorifero un foglio bianco con su scritto: 

LO SPAVENTO!
JHON LENNON È VIVO GESTISCE TAGADA' A RICCIONE
SI FA CHIAMARE: JIM NICOLETTI
SE GLI CHIEDI LE CANZONI DEI ROLLING STONES SPUTA

La vecchia prese una fetta di pane, le sue dita grasse e umide comprimevano morbida mollica bianca. Morbida e porosa mollica di pane. Il pane assorbì tutto. Assorbì il sudore, assorbì il piscio, assorbì cellule morte, assorbì i batteri presenti sul grande glande grigio salato. Riprese il coltello, lo infilò nel barattolo di vetro.

'È come leccare il cazzo di tuo nonno'
Questo Luca sussurrò nell'orecchio di Marco. D'un tratto fare merenda perse di molto da un punto di vista dell'aspettativa. La nonna udì e percepì sorrisi e sguardi d'intesa fra quei due piccoli bambini che erano usciti dalla vagina dilatata e sanguinante di quella donna che era uscita dalla sua vagina dilatata e sanguinante. La vagina nel parto. Quindici centimetri di dilatazione. Tre chili di carne. Un litro di sangue. Piscio. Merda. Il miracolo della vita. L'invidia del pene.

'Ti stai forse facendo giuoco dell'anzianità del padre di tua madre?' chiese la vecchia al piccolo più grande.

'Non oserei mai, madre di mia madre. Si soleva unicamente fare dell'ironia sulle poco adeguate usanze igienico sanitarie di cui si fa uso in codesta domus; mi si permetta, colei ha sicuramente il dono dell'esperienza conferitagli da decenni di vita superiori a quelli di me, ma trovo alquanto disdicevole la preparazione di cibarie con strumenti prensili evidentemente contaminati da urina di colore giallo paglierino, la cui provenienza è, inoltre, un uomo in evidente patologia cronica degenerativa' rispose solennemente Luca, ironico. Sfrontato, le mani aperte poggiate sul tavolo, il corpo che tendeva verso la vecchia. Giovane. Capelli: rasati. Occhi: azzurri.

Un istante dopo il coltello era ridisceso e tranciava di netto quattro dita della mano sinistra di Luca. Le falangine schioccarono quando si spezzarono: STACK. Si salvò il pollice. Il pollice tozzo ora era il dito più lungo. Poi il coltello schizzò di nuovo in aria, la punta cambiò direzione e si abbatté nuovamente. Questa volta la lama bucò il carpo della mano e si fece strada nel tavolo: Luca era stato crocifisso.
Marco fu: turbato. Luca esclamava: sorpresa.

'Oh perdincibacco! Dita rotolano. Cui prodest?' chiese l'amputato

'Giammai ti farai scherno dell'anzianità. Zuzzurellone.'

Tanto sangue denso colava dalle dita, a ritmo con il battito del cuore. Le piastrine si sentivano sopraffatte. La vecchia abbandonò la presa dal coltello, appoggiò entrambi i gomiti sul tavolo e intrecciò le dita dietro la nuca dell'impertinente impudente insolente irriguardoso sfacciato nipote. Con violenza fece sbattere dodici volte il viso del giovane sulla superficie bianca di legno rigido.

Uno.
Due.
CRAC.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
CRAC.

Il primo crac fu il setto nasale che si spezzava. I fosfeni rilevavano variazioni di potenziale dovute a correnti dell'ordine del microampere. Lampi di luce. Fuoriuscita di sangue e liquido giallastro dalle narici. Il secondo crac fu l'osso frontale del cranio. Sangue schizzava colava spruzzava e liquido cerebrospinale sui muri. Liquido cerebrospinale su Cristo. Liquido cerebrospinale su un ladrone: non più speculare. Entropia.
Ad ogni craniata sul tavolo Marco aveva fatto un passo indietro. Alla decima: toccava con la schiena la porta finestra. Il vecchio sulla sedia a rotelle guardava fuori, sul marciapiede, un pazzo molto decorativo. Marco guardò suo fratello che moriva, mentre scivolava dallo sgabello con la mano ancora inchiodata al tavolo. Sbrattava sangue. Poi alzò lo sguardo su sua nonna. Lei lo guardò. Si tirò su la felpa: mostrò a suo nipote i suoi enormi cadenti seni vuoti. Questo era un flashback. Marco si ritrovò sul letto, seduto, la schiena compressa sulla parete. Calor. Dolor. Rubor. Tumor. Functio lesa dei gomiti. Functio lesa delle spalle. I piedi scavavano e scivolavano sulle coperte bagnate di sudore e sperma e poco sangue tentando di allontanarsi il più possibile dalla fonte di pericolo. Uomo sconosciuto alto pallido calvo al buio. L'ipotalamo mandava segnale: caso di emergenza. Le corde vocali: disabilitate. Le pupille si dilatarono cercando di raccogliere quanti più fotoni possibili. Il nervo ottico amplificava segnali infinitesimi. Il riverbero della lampada alterava la visione. Rumore bianco: elettroni. Frequenza di rete: 50 Hz. L'uomo alto in penombra. I timpani si rilassarono per accogliere le basse frequenze. I reni scagazzarono adrenalina e noradrenalina. Il cuore pompava sangue e ossigeno. Calore metabolico. Percezione fittizia di freddo. Pelle d'oca. Urina. Il pene flaccido, dapprima abbracciato ad un testicolo, ruotò verso la pancia. Urina schizzava. Piscio zampillava. Marco si innaffiò il ventre. Quando la pressione del gettito diminuì, il pene tornò mogio mogio ad accoccolarsi su un testicolo, minuto.
Nel frattempo: Maurizio Costanzo non aveva notato l'uomo sconosciuto pelato alto innaturale. Maurizio Costanzo si era voltato verso destra, verso il buio, rallentava il battito del cuore dopo l'orgasmo, dopo il sesso anale, la stimolazione prostatica: il pene gli puzzava di merda. Maurizio offriva il suo enorme deretano peloso alla luce. Maurizio non vide il pericolo. Maurizio percepì il pericolo. Sensazioni. Maurizio Costanzo si cagò sotto dalla paura. Due volte. La prima da un punto di vista metaforico. La seconda da un punto di vista letterale. Tra le due cagate, Maurizio morì, ritirandosi in posizione fetale. Un fiume di merda liquida scoppiettò dal suo culo, colorando un arcobaleno marrone sulle lenzuola verdi. Il cuore fratturato.

Lo spavent, o assolut, o fu tale che persino la punteggiatura arretrò di un caratter.
E

[Continua]

2.9.12

Gerarchia spirituale

Mai gli uomini capiranno perché alcuni di loro sono destinati ad impazzire, perché esiste questa fatalità inesorabile che è l’ingresso nel caos, dove la lucidità non può durare che lo spazio di un lampo. Le pagine più ispirate, da cui promana un lirismo assoluto, in cui si è in preda a un’esaltazione, a un’ebbrezza totale dell’essere, non si possono scrivere se non in una tensione nervosa tale da rendere illusorio ogni ritorno all’equilibrio. Dopo simili tensioni generalmente non si sopravvive: la molla intima dell’essere cede, le barriere interiori crollano. Il presentimento della follia non sopraggiunge se non in seguito a esperienze capitali. Quasi ci si fosse sollevati ad altezze straordinarie alle quali si è colti da vertigini, si vacilla, si perdono la sicurezza e la percezione normale del concreto e dell’immediato. Un grande peso sembra comprimere il cervello, come per ridurlo a un’illusione, ma sono proprio queste sensazioni a rivelarci la tremenda realtà organica da cui sorgono le nostre esperienze. E sotto questa pressione, pronta a gettarci a terra o a farci saltare, nasce il terrore, le cui componenti sono difficili da definire. Non il terrore tenace ed ossessivo della morte, che s’impossessa dell’uomo e lo domina fino a soffocarlo; non è un terrore che si insinua nel ritmo del nostro essere per annientare in noi il processo della vita, ma un terrore attraversato da rari e intensi bagliori, come un turbamento improvviso che elimina per sempre ogni possibilità di lucidità futura. E’ impossibile precisare e definire questo strano presentimento della follia. La cosa davvero spaventosa è il fatto che noi vi avvertiamo, vivendo, una totale e irrimediabile perdita per la nostra vita. Pur continuando a respirare e a mangiare, ho perso tutto ciò che ho mai potuto aggiungere alle mie funzioni biologiche. Non è che una morte approssimativa. Nella follia perdiamo la nostra specificità, tutto ciò che si pensa ci individualizzi nell’universo, la nostra prospettiva particolare e un preciso orientamento della coscienza. Anche la morte ci fa perdere tutto, ma lo perdiamo precipitando nel nulla. Così, benché persistente ed essenziale, la paura della morte è meno bizzarra di quella della follia, in cui la nostra semipresenza è un fattore di inquietudine ben più complesso rispetto all’organica paura dell’assenza totale che si prova davanti al nulla. La follia non sarebbe allora una fuga dalle miserie della vita? Questa domanda si giustifica solo in teoria, perché in pratica, a chi soffre di certe ansietà, la questione appare sotto una luce – o piuttosto sotto un’ombra – tutta diversa. Il presentimento della follia è reso più complesso dalla paura della lucidità nella follia, la paura dei momenti di ritorno in sé, in cui l’intuizione del disastro potrebbe essere così dolorosa da provocare una follia ancora più grave. Se non c’è salvezza attraverso la follia, è perché non c’è nessuno che non ne tema gli sprazzi di lucidità. Si desidererebbe il caos, ma si ha paura delle sue luci.
Ogni forma di follia è determinata dalle condizioni organiche e dal temperamento. E poiché la maggioranza dei folli si trova fra i depressi, per forza di cose la depressione è più diffusa degli stati di esaltazione allegra e traboccante. Nei depressi è così frequente la melancolia nera che quasi tutti hanno una tendenza al suicidio – soluzione, questa, quanto mai difficile finché non si è pazzi.
Vorrei perdere la ragione ad un unico patto: essere sicuro di diventare un pazzo allegro, brioso ed eternamente di buon umore, senza problemi né ossessioni, che ride senza motivo dalla mattina a sera. Desidero infinitamente estasi luminose, eppure allo stesso tempo non ne vorrei, perché ad esse fanno inevitabilmente seguito le depressioni. Vorrei invece che un bagno di luce scaturisse da me e trasfigurasse il mondo intero, un bagno che, lungi dalla tensione dell’estasi, conservasse la calma di un’eternità luminosa. Avrebbe la leggerezza della grazia e il calore di un sorriso. Vorrei che il mondo intero galleggiasse in questo sogno di luce, in questo incantesimo di trasparenza e di immaterialità; che non vi fossero più ostacoli, materia, forme o confini. E in questa visione, vorrei morire di luce.
 
 

13.8.12

Tom Araya is our Elvis


Praticamente è tardi, sono le due del mattino. Sono in casa da solo. I miei sono andati in vacanza chissà dove, al mare, mi hanno anche detto dove ma giuro che non mi ricordo, non me ne frega un cazzo. Mio fratello è in montagna, chissà dove pure lui.
Ora, io sono persona altamente impressionabile. Quindi posso dire con una certa sicurezza che sono stato davvero un coglione a guardarmi Martyrs nelle suddette condizioni. Però ormai l'ho visto, e mi sto cagando sotto dalla paura. Tra l'altro gran film, bravi questi francesi, saranno froci, ma qualcosa da dire ce l'hanno.
Il fatto che io abiti a casa mia, complica le cose. Avete presente il 99% delle case nei film horror? Case isolate in aperta campagna che tu dici MA PORCO DIO COME FAI A FARTI LA CASA LÌ. Ecco, casa mia è così.
Sul retro di casa mia non ci sono strade, altri palazzi, muri di cinta, lampioni. Dietro casa mia c'è un bosco. Un bosco. Un fottutissimo bosco buio, di notte popolato da strani e inquietanti animali a cui luccicano gli occhi (gatti, insomma).
Avete presente il 99% delle case nei film horror dove ci sono quelle enormi finestrone che riempiono una intera parete raggiungibili scavalcando un cancelletto alto mezzo metro e a un certo punto il protagonista si gira e c'è l'assassino che lo fissa, che tu dici MA PORCO DIO COME FAI A PROGETTARE UNA COSA DEL GENERE. Ecco, casa mia è così.


Alle mie spalle in questo momento c'è lei, ed è incazzata nera
Tra l'altro non ho un cazzo da scrivere, ma il prossimo post sarà una sorpresa. Devo solo metterlo nero su bianco.
Non avendo un cazzo da scrivere, ho aperto vecchi post non pubblicati, bozze, scritti a metà, semplici riflessioni oppure appunti che prima o poi diventeranno dei post. Più spesso, roba schifosa che ho scartato. Pezzi di pensieri random. Li incollo qui e ci faccio un post gratis.

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L'altro giorno Negro mi ha telefonato e mi ha detto: 'Vuoi venire con noi al cinema a vedere il nuovo Lars Von Trier?'
ed io: 'Ehhh magari, ma ho da studiare'
E invece sono stato a casa a guardarmi i cartoni di Ranma 1/2 Nibunnoichi.

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I Korn sono stati davvero un qualcosa di epocale. I loro primi due dischi, l'omonimo e Life is Peachy, sono di una bellezza disarmante. Mentre li ascolti
ti chiedi come cazzo hanno fatto a concepire roba simile nel 1993. Sarà l'eroina. Sarà che scopavano poco. Il mondo metal s'è ritrovato sti tizi con le tute adidas, i rasta e il basso più slappato della storia.
Il successivo, Follow the leader, è ancora un capolavoro, forse un gradino sotto i primi due. Il titolo poi, non era niente altro che una dichiarazione d'intenti a tutti i gruppi che d'un tratto avevano cominciato a scopiazzarli creando il fenomeno numetal, che di lì a poco sarebbe imploso con una violenza forse inferiore solo al grunge. Seguite i leader, stronzi!
Issues invece è stato il primo disco canonico dei Korn, il primo disco in cui le genialate finiscono, il gruppo smette di andare avanti, semplifica, melodicizza, fa il paraculo. Vende uno sproposito di copie. I Korn vengono fagocitati dall'industria discografica. Il mio piccolo me, all'epoca, grida al
capolavoro, piange lacrime di gioia, si compra le adidas con le tre strisce nere, si fa le treccine ai capelli. Scopavo una cifra con le treccine. In realtà, oggi, possiamo dire che questo disco è stato l'inizio della merda.

I Korn, paradossalmente, si rendono conto di essere stati appena stuprati da una casa discografica e si chiudono in studio. Tre anni dopo, e dopo aver speso quattro milioni di dollari in produzione, se ne escono con Untochables. Ti chiedi che cazzo avrebbe fatto la Staccionata con quattro milioni di dollari per produrre Ecce.*
Untochables, intoccabili, chiarissimo messaggio all'industria che loro non avevano ancora finito di dire la loro. Numetal, gothic, crossover, new wave, diecimila strati di chitarre sovrapposti, voci filtrate, dodicimila suoni di batteria, un mattone allucinante, indigeribile. Il disco non vende un cazzo, viene stroncato ovunque. A quanto pare, l'unico stronzo al mondo che lo considera un ottimo disco, degno dei primi due, sono io. Poi esce Take a look in the mirror, datti una guardata a quello specchio di merda. I Korn ammettono chiaramente che le idee sono finite e se ne escono con un disco standard semplicemente carino, senza colpi di coda. A me, sinceramente, andava bene. Non si può chiedere a un gruppo di rivoluzionare il mondo musicale ogni paio d'anni, dai Korn mi aspettavo (pretendevo) dei dischi semplicemente belli, con qualche guizzo compositivo da farti saltare dalla sedia e canzoni con un rapper alla voce per farti bestemmiare la Madonna dalla gioia. Poi vai ai concerti e scapocci.
Poi, Head, compositore principale, esce da gruppo perchè ha trovato Cristo e va a farsi battezzare nel Giordano. Escono See you on the other side e Twisted Transistor, che fanno veramente schifo, sono orripilanti, non si salva un cazzo.
I Korn realizzano che i loro ultimi dischi fanno schifo. Allora esce Korn III: remember who you are. Korn 3 (tre!): ricordati di chi cazzo eri. I Korn rinnegano completamente la loro intera discografia, per tornare ai fatidici due primi capolavari. Il problema è che la sperimentazione se ti esce spontanea è un bene, ma se è forzata fai schifo. Ti metto più o meno sullo stesso livello di Simona, che ha la vagina talmente dilatata che come assorbenti utilizza balle di fieno. Il disco è una merda. Quando l'ho ascoltato mi sono detto: ok, hanno toccato il fondo. Hanno raggiunto lo zero, non potranno mai più fare di peggio.
Mi sbagliavo.


* Se li sarebbero fumati.


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Ho riascoltato il secondo disco di Lady Gaga e devo dire che è molto carino, anche se niente in confronto a Famous che, soprattutto nella versione doppio cd, probabilmente resterà per sempre il suo capolavoro assoluto. Tra l'altro non ho disprezzato i vari richiami a Motley Crue e similari, filone musicale ottantiano che ho sempre apprezzato (perchè sono un tamarro), e chi non si ascolta i Poison o i Enuff z'nuff non c'ha veramente capito un cazzo della vita. Se aggiungiamo poi che Lady Gaga se ne va in concerto con gruppi hair metal sconosciuti, ubriaca come una scimmia e si mette a fare stage diving noncurante di morire tra le braccia di centinaia di persone che tentano di scoparti mentre sei in volo, la stima accresce. E se ci torna in mente quella volta che Gaga si presentò con un vestito di carne di mucca e fece incazzare i vegetariani di mezzo mondo, allora sei una figona.
Certo, in realtà se la gente avesse un minimo di cultura, avrebbe immediatamente colto che in quel vestito non c'era assolutamente un cazzo di nuovo, data che l'idea era già venuta a sua maestà Knoxville, però fare incazzare i vegetariani è comunque un qualcosa di divertente, stimolante e filosoficamente corretto.


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Comunque, quando mi candiderò a Sindaco di Roma io proporrò una semplicissima cosa. Vietare l'utilizzo di automobili per l'intero centro di Roma, dal Colosseo a Piramide, da San Giovanni a X, da Y a San Pietro. Diventerebbe tutto un enorme parco, inoltre le abitazioni private verrebbero espropriate dallo Stato e successivamente rase al suolo. Nemmeno autobus, nemmeno motorini. Usate il vostro culo lardoso. Il problema è che a Roma già rompono il cazzo per una ztl alle undici di sera, figuriamoci se espropriassi le case e i negozi della gente, mi voterebbe solo il Coppini che sarebbe felice di girare per Roma con la sua bicicletta scintillante senza rischiare di morire per urti o polveri ultrasottili.

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È
(a proposito: io capisco che siete troppo stupidi per capire come funziona un pc, e fortunatamente per voi qualche anno fa hanno inventato il desktop, così qualsiasi decerebrato possa usare un calcolatore senza stringare roba, però sarebbe davvero bello se imparaste a scrivere È e non E', cioè una e maiuscola con l'apostrofo)
è un bel pò che non mi interesso più di cose di politica. Il problema è dovuto a due cose essenziali; innanzitutto continuo imperterrito a rileggere il Mein Kampf trovandolo sempre più poetico e illuminante, il secondo è che se esprimessi le mie opinioni politiche a voce alta poi chiunque mi picchierebbe. Sono convinto, infatti, che la democrazia sia una stronzata. Non è tanto per il teorema dell'impossibilità, quanto perchè il sistema democratico è di tre secoli fa, è anacronistico. È vecchio. È una puttanata. Bisognerebbe tornare ai soviet. Bisognerebbe rimuovere il suffragio universale. Pensate al referendum sul Nucleare. Tu non puoi avere il diritto di decisione su una cosa del genere quando non sai nemmeno che cazzo è un isotopo. Pensate alla TAV. Ora, dico io, i manifestanti, ASFALTATELI. La mia conclusione è che la gente ha la sborra di cani lebbrosi nella scatola cranica.

Poi oggi ho visto una immagine su Facebook, probabilmente vecchia di mesi. Questa:

Anche i negri hanno un sistema di lacrimazione

Nella foto c'è un nativo americano che piange perchè il Brasile ha deciso di costruire una centrale idroelettrica e questa tribù di indios Kayapò deve andarsene affanculo. La cosa è arrivata addirittura in tribunale.
A commentare la foto un diluvio di cagate immani da parte di una selva sterminata di attention whores, rompicoglioni che preferiscono la cultura aspersa dai monologhi di Ascanio Celestini senza capire che la caduta di quella tribù è solo un esempio da manuale di darwinismo applicato. Per fare un parallelismo musicale, solo un cretino può preferire gli Opeth a Katy Perry, e parlo proprio della musica, non delle tette.

Perché poi viene sempre fuori questa storia del degrado. Allora, sia chiaro:

il degrado, qualora sia divertente, è sempre una cosa ben accetta. È il degrado noioso ad essere un problema.

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'I messicani sono una banda di analfabeti indiani. Mentre i negri sono dei sognatori che spendono il loro magro salario in frivolezze o bevande. Quindi faremo per i negri quello che i negri hanno fatto per la Rivoluzione: niente'

Ernesto Che Guevara - Diari della motocicletta



19.7.12

DIO TI RINGRAZIO

16.7.12

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Ah, possiamo aggiornare. Non ho scritto nulla negli ultimi mesi perchè sono un Ingegnere. A questo aggiungiamo la tristezza per il definitivo addio alle scene di Selen, nonchè la morte di Sledge Hammer, attore pornografico americano, avvenuta per eutanasia dopo anni di depressione ed allucinazioni causate da abuso di marijuana (LOL, ROTFL, LMFAO).




Per farmi perdonare vi passo i link per poter scaricare Dr. GAY & Mr. Hyde, capolavoro hard di sua maestà Gabriele Paolini, con la partecipazione di Johnny il Cacone, film che non può mancare nella cineteca di qualsiasi appassionato. Prima, seconda e terza parte. A mio modesto avviso, questo è il film più completo del nostro, sia per quanto riguarda la ricchezza di tesi sociologico-morali esposte, che per la ricchezza di opere che le suffragano: il film ha poco da invidiare al discorso della montagna, o alla predica in cui il Buddah illustra ai suoi discepoli l’ottuplice sentiero. Per quanto riguarda gli altri film di Paolini: in Dimmelo, dammelo, prendilo c’è la scena di sesso più grottesca della filmografia Paoliniana, con Gabriele che si incula un disgustoso omosessuale ultra-obeso; ne Il profeta ci sono degli sporadici picchi di delirio profetico, e una buona scena di urolagnia-onanismo, con Paolini che si versa addosso il piscio fatto da un giovane in un secchio all’interno di uno scantinato, e poi travasato in una bottiglia di plastica; c’è poi un altro film ambientato a Torino, in cui Paolini fa sesso con una donna brasiliana (impressionante la potenza dell’eiaculazione con cui Gabriele chiude la scena).
Meravigliosa inoltre la tecnica, tutta Paoliniana, del pene-elica: non si tratta di una grossolana sgrullata al pene effettuata stringendolo alla base in modo da comportare un approssimativo movimento circolare. Il pugno è semidischiuso alla base, e fa sì che il pene ruoti all’interno del suo perimetro circoscrivendo i propri movimenti ad esso: questo fa sì che il membro sia vincolato ad uno spazio che imprima ad esso il giusto dinamismo, ma che allo stesso tempo non lo privi di quel margine di autonomia che non ne renda artificiosi i movimenti.

Sir Alfred Joseph Hitchcock in un momento di relax
Troia gothic
Facile, ce n'è una sola al mondo: Liz Vicious. Se quantificassi tutta la sborra che ho buttato per lei, farei un oceano.


FRASI PER RIMORCHIARE
Ciao, lecco labbra e offro tramezzini. Un giorno farò un post su Davidone e i suoi tentativi di approccio indegni di un Paese Civile.


Bonazze giapponesi

Come posso fargli capire che voglio farle un ditalino e lei una sega a me
Amico mio, do per scontato che hai meno di 15 anni: non puoi fare niente altro che seguire Il Percorso. Il Percorso, regola non scritta che accomuna le prime esperienze sessuali di tutti i maschi, sin dai tempi dei preservativi fatti di budello di pecora. Bacio sulle labbra, bacio con la lingua, bacio con la lingua e gomma da masticare, mano su una tetta, mano su una tetta sotto il maglione, mano su una tetta sotto il reggiseno. A quel punto, solo a quel punto, punta in basso. Mano sul pantalone, mano sotto il pantalone, mano sotto la mutanda, pronto ad alzare il mondo con un dito. Noterai che, ogni volta che cercherai di andare al punto successivo, la tua donna cercherà costantemente di farti riappassionare al precedente, proprio quello per cui poco tempo prima aveva rotto tanto le palle. Questo è un primo, fulgido esempio, sulla stupidità intrinseca della donna.

Qualche tempo fa, dopo tante elucubrazioni, sono arrivato a pensare che il problema principale con le donne riguardi l'impossibilità dell'applicazione dei Metodi Perturbativi. L'ho anche scritto su facebook, ma mi si è cagato solo il Cappa (che, ça va sans dire, è un ingegnere). Allora adesso vi spiego un minimo di cose, giusto per acculturarvi un pochino, massa di ignoranti che non siete altro, scimmie dei vostri ideali, merde.

La teoria perturbativa consiste nel fare una prima approssimazione grossolana e cercare quindi di renderla sempre più accurata tenendo conto di dettagli via via più minuti, inizialmente trascurati. Ad esempio, lo studio del moto della Terra. Ogni corpo esercita un'attrazione gravitazionale su tutti gli altri corpi, e così tra la Terra, il Sole, la Luna e tutti gli altri corpi celesti si innesca un intricatissimo tiro alla fune gravitazionale. Noi però prevediamo il moto della Terra col metodo perturbativo. Si considera una prima stima approssimata considerando solo il Sole. Se necessario, si aggiunge la Luna o gli altri pianeti, fornendo una serie di successivi raffinamenti, via via sempre meno importanti. Uno sviluppo in serie, tipo.
Nel maschio la teoria funziona. La prima approssimazione, ad esempio, è: è uno stronzo e gli piace la fregna. Con la donna no. Nella donna piccole non linearità alterano in maniera considerevole la stima preventiva. La donna è capace di romperti i coglioni e incazzarsi come una bestia per un niente, però accettare con tranquillità tradimenti, cazzotti sulla mascella, bastonate dietro il collo. Però, merda, devi rispondere a quell'sms entro 30 secondi. Come si risolve il problema? Io credo, modestamente, che la soluzione sia in qualche supersimmetria con la quale riusciremo a tenere a bada le fluttuazioni quanto-meccaniche del cerebro femminile, affiancando a un qualche rigido schema di strutturazione un vincolo di minimalità che contribuisca a moderare la frenetica agitazione vaginale.

Ditalini con schizzo

Lino banfi ci faccio un culo accussi

Gandhi frasi celebri
'Avete mai pensato al roast beef? È un paradosso vedere come un piatto tipico occidentale assomigli alla fregna di una negra'

Manzo alla griglia

Mettere la crema nel buco del culo che fa venire il prurito
Mettere nel buco del culo una crema che fa venire il pruritoA quest'uomo io voglio davvero bene. Lui si è ritrovato sul mio blog digitando questa frase. Non ha mai pensato di metterlo tra i preferiti e non ricorda il titolo. Quindi ogni volta torna qui sopra scrivendo la frase sulla crema. Ti stimo. Anche se sei un pò un coglione.

Sperm.occhiali.donne.bukkake.com

Farsi ditalinare dal vecchio maiale


21: young, fun and full of cum
Meraviglioso. La donna perfetta in una manciata di parole. E c'è anche la rima.

Se ti fa i ditalini quando hai le cose tue che succede?

"fammi una sega"

Quante volte il conquilino Negro mi ha chiesto questa cosa, non lo potete immaginare.




donna ideale

Innanzitutto Stoya, di cui qui abbiamo una diapositiva:


E poi, ovviamente, Flavia, la ragazza della mia facoltà. Flavia, ornamento della Natura, fenice della Creazione; orgoglio e invidia dell'Universo. Una gloriosa Madonna dipinta da un Caravaggio, o un Rubens.
Flavia e la sua bellezza altera e sofisticata da donna fatale e ricca aristocratica. Meravigliosa e inaccessibile. Flavia non interagisce con nessuno, non parla con nessuno, se ne sta costantemente per cazzi suoi, ammirata da tutti. E la sua non è timidezza, il suo è palese e conscio senso di superiorità. Come una principessa tra negri. Il semplice fatto di incrociare il suo sguardo ti fa sentire un privilegiato. E dal suo atteggiamento da cacacazzi non nasce odio o fastidio o antipatia, perchè la sua superiorità è oggettiva, è vera, il suo comportamento schifato e distaccato che ha verso noi miseri esseri umani è assolutamente giustificato.
Flavia la Dea.
I maschi la seguono con gli occhi. Con Flavia in aula, tutti diventano oggetti di scena. Le altre donne sono inebetite. Quando Flavia sorride, tutti quelli che la fissano sorridono. Appena la vedono, raddrizzano la schiena, tirano indietro la pancia. Perfino il loro respiro rallenta, sincronizzandosi con quello di Flavia.
Ogni donna diventa una versione minore di lei. Tutte le altre donne diventano dimenticabili, nate solo per farsi scopare e morire. Tra l'uno ed il tre Ottobre prossimi, a quanto pare, andremo, io e lei, solo io e lei, ad un convegno di Nanofarmacologia. Io non ci proverò con lei, la stuprerò in un cesso e la lascerò lì, fredda. Flavia io ti amo.

ho fatto 22 giorni senza cibo

Esiste, nell’umana varietà, una sottospecie particolarmente molesta situata nell’interstizio fra il mongoloide ed il paralitico: il vegano.
A volte succede che, per certe persone moleste e insopportabili, si cerchino giustificazioni: suo fratello è morto e sua madre è scappata con un negro che si chiamava Alfonsino, ha avuto un sacco di problemi, ascoltava gli U2. Ma mai per il vegano, la cui insopportabilità è un dato di fatto. Appena un vegano comincia a blaterare o a postare le sue stronzate su facebook, ti rendi conto che sgozzare vitellini e mangiarti il loro cuore mentre ancora batte è un imperativo categorico per la salvezza del mondo.

Balorde obese

Canzoni per ragazzi 1968 la scopa ballerina

Coppino calvizie

Battute sugli ingegneri

Te le stavo cercando su internet perchè l'unica che ho in mente adesso è: un cretino è un cretano con almeno un triplo legame. Poi però ho pensato, VAFFANCULO e cercatele da solo. Ah, un'altra: all'ingegnere non far sapere quanto è buono il voltaggio con le ampere
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Ditalini a quarantanni

Figa minorenne

Fregna pelosa piu' grande del mondo

Le mestruazioni derivano da scelte alimentari balorde

Kid sex

Puttane con figa molto pelosa a roma

Seghe sotto il tavolo

Ti spacco la vulva

Uomo che scopa con una gallina

Ma quel video si trova ovunque, e qui non siamo così banali. Più che altro c'è questo simpatico modo per rubare galline ai supermercati:

Gnam Gnam

ascolto tutto
Io invece no. Mi fa schifo la musica classica, per esempio. Mi fa schifo il jazz. Il soul. Pure il blues mi gonfia le palle. Adesso mi direte, il rock viene dal blues. E sti cazzi. Pure io vengo da dove vengo e non è che ho voglia di tornare nelle palle di mio padre. Mi fa schifo lo ska. Mi fa schifo il reggae. Mi fanno schifo gli Ulver attuali. Mi fa schifo la musica esotica, che sia questa fatta da negri che battono sui tamburi o da mezzi negri che strimpellano chitarrine o strumenti a fiato fatti con canne di bambù o merda di scimmia (si caca). Lo so, sono un tipo estremamente ignorante e fuori moda, che ascolta gli Unsane e VAFFANCULO.

le regole dei blog
Questo blog non segue regole particolari, a parte che alcune parole, come VAFFANCULO o UFOMAMMUT vanno scritte rigorosamente in caps lock.

tranquillità della natura
Riprende il concetto secondo cui sono ignorante e fuori moda, però ascolto gli Unsane quindi VAFFANCULO. A me gli amanti della natura stanno sui coglioni, proprio perché sono amanti della natura. Cioè, uno potrebbe starsene comodo, invece questi preferiscono vivere a contatto con la natura (si cacano addosso e mangiano la merda), e la Terra dovrebbe essere una sorta di paradiso terrestre che noi abbiamo colpevolmente abiurato in favore di roba ributtante e poco spirituale, tipo i vaccini, un’aspettativa di vita superiore ai 35 anni e non dover contendere il cibo a lupi, tigri dai denti a sciabola, serpi e orrendi aracnidi versicolori.
Se ti piace tanto la natura nessuno ti obbliga a stare qui, vattene affanculo in mezzo ai negri e non rompermi i coglioni. Come chi dice di boicottare i farmaci. Nessuno ti obbliga a comprarteli, imbecille, però quando hai le mestruazioni non te li devi prendere due chili di aulin, stattene lì seduta coi crampi allo stomaco a goderti la natura. Troia.

Eppoi, per provare il brivido che si prova nei paesi tropicali, basta salire sugli autobus di Roma: non sai mai che infezione potresti prendere. Soprattutto se ci sono dentro i Magrebini o gli zingari. Puzza d'aglio, sudore e birra alle 6 di mattina. Impagabile! Io appena entro in uno di questi autobus strapieni di negri mi metto al centro e urlo fortissimo: SAPORI DI CASA MIA!, prima di svenire. Zingari di merda, con l'alito di Moretti fracica alle 6 di mattina. Una volta a Termini alle 6.15 ho beccato un negro che s'è stappato una Tuborg in 2 sorsate, l'unico rimasto al mondo a bere la Tuborg.

Una volta, da qualche parte, ho letto una cosa tipo immagina che bel mondo sarebbe senza armi. Non c'hai capito un cazzo. Se non avessimo le bombe nucleari, ci staremmo ammazzando coi carri armati. Se non avessimo i carri armati ci staremmo ammazzando coi fucili. Se non avessimo i fucili ci staremmo ammazzando a colpi di spade in ferro, o acciaio. Se non avessimo le spade ci staremmo ammazzando di cazzotti. Se non avessimo le braccia ci staremmo ammazzando di calci nelle palle. Se non avessimo neanche le gambe allora passeremmo la vita rotolandoci per le strade e sputandoci addosso. E questo sarebbe un figata, lo ammetto.

Non siamo altro che energia condensata ad una lenta vibrazione che ha esperienza di sé soggettivamente, non esistono cose come la realtà e noi siamo l'immaginazione di noi stessi.
Blablabla. La realtà esiste, ma non va tanto di moda. Però ascolto gli Unsane e VAFFANCULO.

Salviamo la terra
Ma vaffanculo. Il mondo è finito, le bianche sono lesbiche, i maschi sono froci, i negri figliano da fare schifo, i meticci proliferano, le donne si laureano in ingegneria. Il mondo è FINITO.

ingegneria biomedica cosa serve
Praticamente a un cazzo, però quando uno ti chiede cosa studi e tu dici bioingegneria meccanica è fico, perchè lui ti guarda come se fossi una persona estremamente intelligente.

Ora io vi saluto. A risentirci sul blog quindi, sempre che nel frattempo la nera signora con la falce che cammina al nostro fianco non decida di farvi lo sgambetto.

30.4.12

Nel frattempo in Africa.

25.4.12

DIECI ORE.

Non credo si riuscirà mai a sfondare oltre il limite del minimalismo, della ripetitività, della celebrazione di un momento infinito e sospeso nel tempo. CAPOLAVORO.
È il 2012 e noi siamo questo. Arte moderna: avrei potuto farlo anche io, si ma non l'hai fatto. Canzone/campionamento dell’anno. Del decennio.
La cosa più disturbante è che non mi prenderete sul serio. Per questo vi dico: non azzardatevi nemmeno a pensare che io stia scherzando.
Messaggio per i fan della minimal: fatevi in vena QUESTO minimalismo se ne avete il coraggio CONIGLI

 

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